In tempi di pandemia la criminalità organizzata si adegua alle esigenze contingenti e lucra sull’emergenza Covid: è quanto accaduto nel distretto giudiziario di Napoli dove la camorra ha investito i propri proventi illeciti e riciclato il denaro sporco nella realizzazione e nel commercio di mascherine. Lo ha spiegato dal presidente della Corte d’Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis, che ha anticipato ai giornalisti i contenuti della sua relazione in vista della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.

In questa fase economica emergenziale conseguente alla pandemia da Covid-19, il riciclaggio e il reinvestimento di denaro da parte della criminalità organizzata è risultato più difficoltoso, non potendo accedere agevolmente al tradizionale mercato delle imprese turistiche della ristorazione e dell’abbigliamento, ma ha trovato – si legge nella relazione – nuove fonti di riciclaggio e guadagno dalla commercializzazione di dispositivi di protezione individuale e, in particolare, di mascherine protettive, che sono state vendute in grossi quantitativi anche ad enti locali e ospedalieri”.

“La camorra riesce, con facilità, a spostare i suoi investimenti – ha detto De Carolis in conferenza stampa – a seconda della situazione, a testimonianza della vitalità dell’impresa camorristica per riciclare il denaro. Non potendo fare estorsione ai negozi, che erano chiusi, la camorra è stata in grado di produrre e di vendere mascherine evidenziando la commistione tra imprenditori insospettabili e criminalità organizzata”.

Infine, rileva Giuseppe De Carolis, nel 2020 nel territorio di Napoli e provincia si è registrata “una notevole riduzione dei reati”, 18,15% in meno rispetto al 2019: da 130.306 a 106.653. Gli unici delitti che risultano aumentati in modo significativo sono quelli informatici.

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