Due anni fa ancora una volta l’industriosità e lo spirito d’iniziativa degli artigiani di Napoli non ebbe limiti. Il periodo quaresimale del 2017 vide il revival, a San Gregorio Armeno, di un “presepe di Pasqua“. L’ultima cena, la Via Crucis, la crocifissione e poi la resurrezione. L’opera fu firmata all’epoca dai maestri Vincenzo e Luciano Capuano. Ma, come è stato forse giustamente sottolineato, il “Presepe di Pasqua”, dovrebbe essere indicato con il nome, ben più appropriato, di “Calvario”, poichè non si tratta della rappresentazione delle classiche scene della Natività. La riproduzione della passione, morte e resurrezione di Cristo, sotto forma di arte “presepiale”, non è tuttavia cosa recentissima, ma è una tradizione che ha trovato forma nel corso dei secoli, sia pure in una maniera non altrettanto famosa come quella della natività. E’ infatti una vera e propria esigenza del popolo, soprattutto nei paesi mediterranei, di “vedere” ricreato iconograficamente, ciò che si crede con tutto il cuore. Così, anche in occasione della Quaresima e del periodo pasquale, si creavano statuette, raffiguranti momenti della passione, morte e resurrezione di Gesù.

Ma tornando ad oggi, a San Gregorio Armeno in occasione della Pasqua, dopo ancora un altro boom della Fiera di Natale che ha attirato migliaia di visitatori, ci sarà un altro “presepe pasquale” che farà parlare di se dopo quello appunto di due anni fa. L’opera, realizzata dal maestro presepiale Aldo Vucai, e ricavata da una radice di ulivo di 400 anni, a simbolo di pace e di rigenerazione, è in mostra nella bottega artigianale di San Gregorio Armeno e sta riscuotendo grande successo tra il numeroso pubblico. Tuttavia, la bottega presepiale del maestro Aldo Vucai non è nuova a creazioni originali, infatti il Natale scorso ha realizzato il “presalbero” cioè il tradizionale presepe napoletano all’interno dell’albero di Natale che costituisce due emblemi natalizi in un’unica realizzazione, frequentatissima dai turisti, i suoi presepi  sono in tutto il mondo,

Per onorare questa tradizione di originalità il “presepe pasquale” o “Calvario” del maestro Vucai è diverso dagli altri, infatti l’opera non si limita alle scene relative alla passione, morte e resurrezione del Cristo, ma l’artigiano napoletano ha voluto  riprodurre tutte le scene dei momenti salienti della vita di Gesù: si parte dalla fuga d’Egitto, al miracolo di Gesù con la resurrezione di Lazzaro, all’incontro al pozzo con la Sammaritana, all’ultima cena, a Caifa e il sinedrio ebraico, il giudizio di Erode con la flagellazione, la via Crucis con la Veronica, il suicidio di Giuda, fino alla crocefissione che ebbe luogo, nel giorno di Pasqua, su una piccola altura, denominata Calvario, vicino a una delle porte di ingresso della città di Gerusalemme. Ai piedi della croce ci sono le tre Marie, la Madonna vestita a lutto di nero, Maria Maddalena e Maria la cugina della Madonna. Mentre Gesù risorto, vestito di bianco, vuole rappresentare la luce eterna del Signore. Moltissimi i simbolismi della tradizione cattolica più antica risalente i dottori della Chiesa partendo da San Paolo a San Tommaso D’Aquino, come le quattro colonne, il buon pastore, il gallo, i chiodi e la corona di spine con il martello e la tenaglia. I personaggi sono tutti in terracotta in copia unica, secondo l’antica arte presepiale della scuola di San Gregorio Armeno.