Dal 28 marzo al 30 giugno al Museo Archeologico di Napoli, per la prima volta, nell’ambito della mostra “Canova e l’antico”, saranno esposti dodici grandi marmi e oltre 110 opere (grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini, disegni) di Canova, il sommo sculture considerato «ultimo degli antichi e il primo dei moderni», fortemente influenzato dall’arte classica.

Parte delle opere dell’esposizione, illustrata in questi giorni alla presenza del ministro Alberto Bonisoli, sarà possibile ammirare un gruppo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che ha la più ampia collezione del Canova al mondo: tra le opere in esposizione: L’Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie – ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles.

Paolo Giulierini ha sottolineato che nel Mann si trovano le pitture e sculture ercolanesi che Canova vide durante il suo soggiorno nella regione nel 1780 ed i marmi farnesiani, che l’artista già  conosceva quand’erano a Roma in palazzo Farnese. Il museo archeologico, sede della grande statua canoviana di Ferdinando IV di Borbone è perciò il luogo ideale per una esibizione che metta in mostra  la connessione tra grande Canova e l’arte classica.

Ai capolavori del Canova, nella mostra, si aggiungono altre magnifiche opere che hanno entusiasmato scrittori come Stendhal e Foscolo, riuniti ora nel Salone della Meridiana: la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova) o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione, e già in Palazzo Papafava a Padova. Dopo il restauro si ammireranno le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista ispirati alle pitture pompeiane, in particolare, alle Danzatrici.