Tribunale Salerno, Sezione Lavoro, Sentenza 774 del 2020.

Un lavoratore autonomo impugnava l’Avviso di addebito con il quale l’INPS gli aveva intimato il pagamento di una somma a titolo di mancato pagamento dei contributi previdenziali dovuti alla Gestione Commercianti, relativi al periodo dal luglio 2012 ad aprile 2013, oltre sanzioni, interessi e spese di riscossione.

L’interessato eccepiva l’intervenuta prescrizione quinquennale dei contributi richiesti perché il primo atto interruttivo, ovvero l’Avviso di addebito, era stato notificato solo il 20 settembre 2019.

L’Istituto negava, invece, l’intervenuta prescrizione, dovendo essere fissata la decorrenza del termine prescrizionale dal momento in cui era stato messo in grado di accertare il reddito.

Il Tribunale ha accolto le ragioni del lavoratore autonomo e ritenuto fondata l’eccezione di prescrizione.

La legge 335/95 che ha previsto la prescrizione quinquennale dei crediti previdenziali. Il termine di prescrizione dei contributi dalla data in cui il loro versamento all’INPS doveva essere effettuato, costituendo la circostanza che a quella data non fosse stata ancora presentata la dichiarazione dei redditi un ostacolo di mero fatto all’esercizio del diritto.

In tema di contributi a percentuale, il fatto costitutivo dell’obbligazione contributiva è costituito dall’avvenuta produzione, da parte del lavoratore autonomo, di un determinato reddito. Pur sorgendo il credito sulla base della produzione del reddito, la decorrenza del termine di prescrizione dipende dall’ulteriore momento in cui la corrispondente contribuzione è dovuta e quindi dal momento in cui scadono i termini di pagamento di essa. I versamenti a saldo e in acconto dei contributi dovuti agli enti previdenziali da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali sono effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento delle somme dovute in base alla dichiarazione dei redditi.

La dichiarazione dei redditi, d’altra parte, quale dichiarazione di scienza non è presupposto del credito contributivo, così come non lo è rispetto all’obbligazione tributaria, in quanto il fatto costitutivo resta la produzione di redditi.

Non diversamente, anche i successivi atti con cui l’Agenzia delle Entrate abbia accertato un determinato reddito dapprima non emerso, non individuano fatti costitutivi del riconnesso diritto contributivo dell’ente previdenziale, ma dispiegano soltanto efficacia interruttiva della prescrizione, anche a beneficio dell’INPS.

Tra il momento di esigibilità del credito ed il successivo momento in cui intervenga la dichiarazione dei redditi o comunque l’accertamento tributario, munito di valenza anche previdenziale, quella che si determina è una difficoltà di mero fatto rispetto all’accertamento dei diritti contributivi.

Non è vero che il diritto dell’ente previdenziale sorgerebbe solo nel momento in cui il professionista si iscriva alla Gestione Separata, in quanto l’obbligo di iscrizione, trattandosi di previdenza obbligatoria, non dipende dall’iniziativa dell’interessato, ma dal maturare dei corrispondenti fatti costitutivi; e quindi anche il termine di prescrizione dei conseguenti crediti matura con il sopravvenire del termine di esigibilità di tali crediti.

Avvocato Sergio Carozza

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