L’indagine sulla concretezza e sulle certezze dell’esistenza, oltre la caducità della vita, è il filo conduttore delle tre opere vincitrici della sessantacinquesima edizione del “Premio Napoli“, per volontà della giuria popolare.

Andrea Pomella con “L’uomo che trema” (Einaudi) ha convinto i giudici lettori. Hanno votato per il suo sguardo sul male di vivere, da cui è scaturito il tentativo, riuscito, di spiegarne le dinamiche per tentare di comprenderlo attraverso la memoria, l’arte, l’ironia. “Ho cercato di dare voce al corpo di un male conosciuto solo da chi lo vive“, ha dichiarato l’autore, ricordando che: “L’indicibile è il mandato ultimo della letteratura“. La depressione di un giovane uomo diventa, così, il motivo per indurre il lettore a porsi delle domande sul senso di tutto ciò di cui è fatta la sua esistenza.

Interrogativi emergono anche dalla bellezza dei versi de “Le cose innegabili” (Avagliano) di Nanni Cagnone, che ha invitato i presenti ad andare oltre il tangibile. Ritirando il riconoscimento, ha eletto Napoli a patria dell’anima: “L’Italia dovrebbe essere salvata dai napoletani, la loro è una città che sa essere caotica ma anche generosissima. E in questo rappresentare l’esistenza in generale“.

A livello di narrazione, la percezione dei fatti nella quotidianità della gente comune, come esposta da Gian Piero Piretto, ha convinto i lettori del Premio. “Quando c’era l’Urss” (Raffaello Cortina) esplora la vita ai tempi delle campagne dissuasorie dell’Unione Sovietica. “Chi oggi prova nostalgia è perché in passato ha condiviso un importante esperimento culturale con il popolo, senza lasciarsi schiacciare dal potere sovietico“. Oltre ogni regime, questo messaggio, secondo l’autore, “vale anche il nostro Paese: continuiamo a cercare qualcosa in cui credere“.

Dobbiamo ritornare alla lezione di Pasolini e Sciascia“, ha incalzato Domenico Ciruzzi, presidente della Fondazione che promuove la gara letteraria. “C’è il rischio che il gesto culturale sia fagocitato dall’industria culturale. Ma la cultura autentica, quella che fa sviluppare il senso critico, non può restare neutrale, deve intervenire, facendo scaturire un moto di ribellione verso uno status delle cose che non funziona, perché ci sono troppe diseguaglianze sociali e ingiustizie“.

La cerimonia di premiazione, andata in scena sul palco del Teatro Mercadante nella serata di mercoledì 18 dicembre, è stata allietata dalle musiche di Canio Loguercio, che ha anche presentato in anteprima nazionale il videoclip “Mia cara madre“. I temi della migrazione e degli orrori del Mediterraneo sono tra quelli dinanzi ai quali le coscienze non dovrebbero rimanere sopite. Questo messaggio è stato lanciato non solo dal cantautore, ma anche da alcuni degli autori in gara, nel loro dialogo con la giornalista Conchita Sannino, che ha presentato la cerimonia di gala, a cui erano presenti, tra gli altri, Claudio Magris, Delphine Minoui, Gabriele Salvatores e Vincenzo Maria Siniscalchi. Hanno ritirato i premi speciali assegnati loro dai quindici membri della giuria tecnica, composta da accademici e intellettuali.