La storia del primo quadro di Potito Ruggiero tocca Napoli e arriva in Etiopia

Dopo il 27 settembre scorso è diventato l’omologo italiano, per meglio dire pugliese, di Greta Thunberg: Potito Ruggiero, classe 2007, per il Fridays for Future italiano di settembre ha manifestato da solo a Stornarella, cittadina in provincia di Foggia in cui vive con i genitori e la sorella Marianna, giovane pianista di talento.

È un tipo tosto, determinato ed estremamente sensibile. Il suo gesto è rimbalzato ovunque, com’è giusto che sia con le cosiddette best pratice, che dovrebbero rendere gli esseri umani più umani.

Per Potito agire per salvare la Terra dall’avvelenamento che i suoi stessi figli le stanno provocando è urgente. Così come dare forma alle sue emozioni, tanto che ha iniziato a dipingere e lo ha fatto quando ha immaginato che con un suo quadro avrebbe potuto aiutare altri bambini.

In questa prima opera, il messaggio è diretto, pulito, senza fronzoli né ermetismi. Un bambino con i pantaloncini corti, completamente nero, viene sollevato da tre palloncini di colore diverso: il rosso ci dice la rabbia, il verde ci apre alla speranza e il giallo ci regala la felicità. E lo sfondo è un cielo azzurro terso, «che mi fa sentire più leggero, più libero».

Dunque, «un bambino “benestante” che manda un messaggio positivo a un bambino in difficoltà.»

Il quadro è “Senza titolo” perché «per me rappresenta un’emozione mista che non riesco a definire», e Potito ha deciso di dipingerlo per donarlo a un’asta di beneficenza. Così, domenica 1° dicembre, insieme ai genitori, da Stornarella arriva a Napoli, a casa di Diego Nuzzo, dove da 12 anni ha luogo un Mercatino per sostenere la onlus Tesfà pro HEWO, che propone iniziative per lo sviluppo autonomo delle Comunità H.E.W.O. di Eritrea e di Etiopia e che realizza concreti progetti di solidarietà per bambini e adolescenti.

In ognuna delle dodici edizioni, dodici quanti gli anni di Potito, in un crescendo di presenze, calore, amore e generosità, l’asta, condotta brillantemente dal padrone di casa, è sempre stata un momento di ilarità e di commozione insieme: persone che rilanciano per accaparrarsi oggetti persino di dubbio gusto, per non dire obbrobriosi, felici di aver così contribuito alla causa, oppure ospiti che si aggiudicano un articolo che non ritirano nemmeno o che a loro volta regalano, perché il possesso non è importante quanto l’opportunità di aver lasciato una somma di danaro che potrà aiutare i bambini e i ragazzi del villaggio di Quihà-Maccallè, nel Tigray etiope.

Ed è proprio per questi suoi coetanei meno fortunati che Potito ha voluto portare il suo quadro, col timore che non fosse abbastanza bello da essere acquistato: durante il rialzo dell’asta, l’espressione del suo viso è passata dall’ansia alla tensione alla meraviglia fino all’esplosione di gioia, e quasi di incredulità, quando ha visto battere la sua tela per una cifra che forse non immaginava. E la prima cosa che ha raccomandato all’acquirente è stata: «Né in soffitta né in cantina, per favore… e ora ti do il numero di mia madre, così quando lo appendi a casa tua, mi mandi una fotografia!».

«E ora cosa stai dipingendo, Potito?»

«Mi sto dedicando ai cartoni animati e ai fumetti, che a me piacciono molto, e quindi sto lavorando a un quadro che ha per sfondo un insieme di colori da cui esce Bart Simpson.»

«Manifestare da solo per salvare la Terra e diventare famoso, essere un inviato delle Iene e parlare a un ministro, ritrovarsi in Tv e in rete: che sensazione ti fa?»

«Tutto questo è stato inaspettato e mi ha offerto tante opportunità di conoscenze e di esperienze nuove. Ho conosciuto il ministro dell’ambiente, che è una persona magnifica; Sergio (Costa, ndr) ha detto che prima o poi ci verrà a trovare a Stornarella. Da quando l’ho incontrato, lo ammiro perché usa i fogli in carta riciclata, non ha il condizionatore, utilizza le borracce per l’acqua… E poi ho scoperto com’è una sala di registrazione, come si realizza un’intervista, insomma oltre che divertente, è stato anche istruttivo.»

Ma poi aggiunge, come aspetto negativo, l’aver verificato lo scetticismo di alcuni che non hanno creduto nei suoi pensieri e nelle sue azioni come farina del suo sacco: “non sono parole di un bambino”, “sicuramente ti hanno dato lo spunto i genitori”.

«Ma evidentemente non hanno letto bene la notizia», precisa Potito.

«Ti piaci come sei, Potito? E chi ringrazi?»

«Sì, mi piaccio. Certo qualche volta sbaglio a rispondere a scuola, però poi penso che parecchie cose che ho scritto o fatto sono piaciute a tanti. Sono molto creativo e, penso, anche gentile e di questo ringrazio mamma e papà e poi mia sorella per l’aiuto che mi dà nel mettere in pratica le mie idee, la professoressa che mi ha fatto studiare il Cantico delle Creature e la mia maestra delle elementari che stimo e a cui sono molto affezionato.»

«Certo che sei molto saggio, sai?»

«Sarò pure saggio ma comunque sono un bambino e ho la libertà di pensiero di un bambino. La mia idea è di essere Peter Pan, senza limiti di pensieri: insomma, rischi tanto però ti diverti anche tantissimo. E poi da bambini si sogna, si fantastica, mentre da adulti non lo si fa più…»

«Io ti auguro di non smettere mai di sognare, Potito! Senti, il 31 dicembre compirai 12 anni. Hai chiesto un regalo particolare?»

«Sembrerà un po’ stupido ma mi piacciono le sorprese, anche se da due anni sto chiedendo a Babbo Natale il Drum Pad e non è ancora arrivato! All’Universo invece chiederei che tutte le persone, anche nei momenti più difficili, siano sostenute dalla creatività e che possano vivere al meglio.»

«Sei stato Iena per un giorno: a quale altra trasmissione TV vorresti dare il tuo contributo?»

«Vorrei andare a Report e incontrare il suo conduttore, Ranucci.»

«È praticamente di prassi chiedere a un bambino cosa voglia fare da grande e io non mi sottraggo.»

«Prima pensavo che avrei voluto fare l’astronauta, poi ho cambiato idea e avrei voluto fare il poeta, scrivere la Divina Commedia sotto forma di blog, ma ho scoperto che è stato già fatto. Ora penso che vorrei fare l’inventore però non sono sicuro: le idee sono tante, per esempio costruire il teletrasporto ma ci sono arrivati già i cinesi. In base all’idea, il sogno cambia.»

«E hai in programma di spostarti da Stornarella, quando sarai adulto?»

«Sicuramente non la dimenticherò mai perché ci sono nato e cresciuto ma vorrò trasferirmi dove ci sono più opportunità di lavoro: prima pensavo a Washington D.C., ma forse è troppo lontana e io sono troppo legato alla famiglia, allora penso a Stoccolma o al Nord Italia.»

«E quando siete stati a Napoli, cosa ti ho colpito maggiormente?»

«Le sfogliatelle, sia dolci che salate, e poi la cultura, i monumenti antichi, l’arte, le luci di Natale, e la montagna di libri che sta a casa di Diego… non mi aspettavo proprio di trovare in una casa i soffitti così alti tanto da farci stare una libreria con la scala, come quella delle biblioteche.»

Chiacchierare con Potito è lasciarsi trasportare dalla sua corrente di entusiasmo, di progetti, di considerazioni… e il cuore di chi lo ascolta si apre alla speranza che il suo intento si realizzi: «Continuerò ad amare la Terra, che è una meraviglia da proteggere!».

Luciana Pennino

La foto che ritrae Potito Ruggiero è stata fornita dai genitori in esclusiva per questa intervista ed è stata scattata da Maria Palmieri, fotografa del team di TEDxFoggia.

La foto del mercatino è di Giancarlo de Luca.