A Pordenone compare la scritta “tenete pulito, non siamo a Napoli”, a Napoli si controbatte “Noi per stare puliti non abbiamo bisogno di mettere l’avviso. Mica siamo a Pordenone. Siamo a Napoli”.

Sede di questa tenzone sono i cassonetti dell’immondizia nelle due città. Si potrebbe chiudere la questione con un risata, un po’ tirata per i capelli: quelli di Pordenone non sono mai stati famosi per il loro humor e, onestamente, i napoletani hanno saputo far di meglio in altre occasioni, vedi ad esempio, ne caso di Giulietta in risposta agli sfottò dei tifosi veronesi. Forse però sarebbe il caso di trarre una conclusione amara: l’Italia non ama Napoli.

Ne abbiamo prove continue e, se da piccoli ci sentivamo quasi dei paranoici afflitti da manie di persecuzione, oggi possiamo essere certi che, davvero, a livello nazionale esiste una “questione odio contro Napoli”.

Tutto lo dimostra: dai cori negli stadi calcistici, alle fake news inventate sulla nostra città, alla reiterata volontà dei mass media – anche i più insospettabili – di diffondere ogni pagliuzza di disservizio del sistema Napoli (trasporti, sanità, malavita), mentre si sorvola colpevolmente sulle travi dei sistemi cittadini del resto del paese; dai continui riferimenti ai nostri presunti costumi di inciviltà alle barzellette e ai modi di dire anti-napoletani.

Recentemente lo scrittore Maurizio de Giovanni, sulle pagine de Il Mattino, ha avuto modo di dolersi pubblicamente dell’odio che viene rivolto alla nostra città, sottolineando la forte integrazione identitaria esistente tra la città, la squadra calcistica e il popolo di Napoli.

Il suo sentire è condiviso da larga parte dei napoletani, stanchi di essere paragonati ai diavoli che vivono in paradiso della definizione crociana, ormai nostra maledizione.

Per fortuna esistono gli stranieri e questi mostrano sempre più di amare e apprezzare Napoli: dall’estero partirà l’auspicata riabilitazione cittadina e il turismo è il nostro autentico riscatto.