Attualmente la diabetologia del Policlinico Federico II di Napoli si appoggia su tre sole stanze, a fronte delle 10 promesse. I 5000 pazienti in cura non hanno un vero e proprio ambulatorio cui fare riferimentodati gli spazi minimiOvviamente il Covid-19 ha acuito i problemi strutturali e la telemedicina non ha affatto aiutato come si possa pensare. La maggior parte di questi pazienti è costituita da anziani, poco pratici con la tecnologia“. Era il 9 luglio 2020 quando queste parole venivano pronunciate ai microfoni di Napoliflash24 da Roberto Sepe, presidente dell’Associazione Napoletana Diabetici Federico II Onlus. Oggi, dopo sette mesi monopolizzati da lockdown, decessi, nuove ondate e varianti Covid, non sembra essere cambiato granché. Anzi si, la situazione è peggiorata. Ancora Sepe infatti, in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, rilancia i problemi endemici della struttura e si lascia andare ad una previsione sconcertante per i diabetici in cura presso la Federico II: “superata la fase di pandemia la lista di attesa per ottenere un appuntamento raggiungerà i tre anni. Così la diabetologia scomparirà, ma certo non il diabete“.

Sconvolgente forse, ma nient’affatto inaspettato. La diabetologia aveva 3 stanze l’anno scorso, e tante gliene restano anche oggi, a fronte della richiesta fatta anni fa di costruire un vero e proprio ambulatorio che potesse creare un percorso virtuoso per i pazienti, incentrato su visite periodiche e preventive – fondamentali per il tipo di patologia, e per quelle che da questa possono ingenerarsi. L’origine del disastro, una semplice giornata di maltempo del lontano ottobre 2019 che rese inagibile il piccolo piano di fronte all’edificio 1F dove allocava il mini ricovero per diabetici.

I rapporti con l’attuale direzione generale poi, un vero disastro. Questo uno stralcio dell’intervista fatta a Sepe l’anno scorso: ““L’ex direttore (Viggiani ndr) mi disse addirittura che erano arrivati i soldi per eseguire i lavori necessari (per un ambulatorio ndr)”. Nello specifico, l’idea era quella di collegare l’ambulatorio per diabetici, meglio noto come edificio basso, con la palazzina accanto, liberata in parte al fine di mettere in piedi una struttura più confortevole e soprattutto più adatta a smaltire l’ingente quantità di visite e cure da somministrare. All’arrivo dell’attuale direttrice generale Anna Iervolino – che più e più volte la redazione ha provato a contattare lo scorso anno – la secca smentita sullo stanziamento dei fondi e finanche del progetto stesso.

Oggi come allora, Sepe accusa il dg di essere difficilmente reperibile “nonostante l’invio di tante mail di posta certificata, che non hanno mai conosciuto risposta“.