Attualmente la diabetologia del Policlinico Federico II di Napoli si appoggia su due sole stanze, a fronte delle 10 promesse. I 5000 pazienti in cura non hanno un vero e proprio ambulatorio cui fare riferimento, dati gli spazi minimi. Ovviamente il Covid-19 ha acuito i problemi strutturali e la telemedicina non ha affatto aiutato come si possa pensare. La maggior parte di questi pazienti è costituita da anziani, poco pratici con la tecnologia“: la denuncia è di Roberto Sepe, presidente dell’Associazione Napoletana Diabetici Federico II Onlus, che promuove l’ottimizzazione dei servizi e delle cure interloquendo con gli organi preposti a rappresentare i diritti e combattere le discriminazioni verso le persone con diabete.

Ai microfoni di Napolifalsh24, Sepe imputa le gravi carenze nella fruizione dei servizi all’attuale direzione generale capeggiata da Anna Iervolino, insediatasi l’anno scorso al posto di Vincenzo Viggiani, con il quale pare fossero stati intavolati discorsi concreti sull’arrivo di finanziamenti e progetti per la creazione di un piccolo polo per diabetici: “L’ex direttore (Viggiani ndr) mi disse addirittura che erano arrivati i soldi per eseguire i lavori necessari” ha spiegato il presidente di AdifII. Nello specifico, l’idea era quella di collegare l’ambulatorio per diabetici, meglio noto come edificio basso, con la palazzina accanto, liberata in parte al fine di mettere in piedi una struttura più confortevole e soprattutto più adatta a smaltire l’ingente quantità di visite e cure da somministrare. All’arrivo della direttrice generale Anna Iervolino, la secca smentita sullo stanziamento dei fondi e finanche del progetto stesso. Inoltre, accusa Sepe, il dg sarebbe stata difficilmente reperibile “nonostante l’invio di tante mail di posta certificata, che non hanno mai conosciuto risposta“.

Solo in un’occasione ci sarebbe stato un contatto, con una rappresentante della direzione, grazie alla quale “concordammo di ricevere almeno altre quattro stanze dove fare ambulatorio, data anche la caduta di calcinacci che si era verificata presso l’edificio basso, al limite dell’agibilità“. Ma qui è sorto un altro problema, di carattere logistico: questi luoghi aggiuntivi, si trovano in un altro edificio, precisamente nell’1F, distante dall’ambulatorio. Di conseguenza i pazienti sono stati costretti a fare la spola tra i vari dislocamenti, con il discrimine dell’età avanzata delle patologie secondarie provocate dal diabete: “il pagamento del ticket avviene all’edificio 1, poi ci si reca al terzo piano, e successivamente all’edificio 1F per le visite“.

A causa del Covid, poi, l’ennesima beffa: l’area dove si effettuano i tamponi è stata allestita proprio all’interno dell’1F, sottraendo di fatto le famose quattro stanze rese disponibili all’indomani del colloquio avuto con l’attuale dirigenza. Tirando le somme “sulla carta, ci sarebbero spettate 10 stanze in totale, ma quattro di queste ci sono state portate via, mentre altre quattro non le abbiamo mai viste. Quindi ci restano le sole due dell’ambulatorio, per 5000 pazienti” conclude Sepe.