Ho letto un libro, poi, ho visto un film.

“La Tenerezza” di Gianni Amelio, film molto liberamente ispirato dal romanzo “La Tentazione di essere felici” dello scrittore napoletano Lorenzo Marone, edito da Longanesi nel 2015.

Partirò dal libro che mi ha fatto piangere e ridere, e suggerito molti spunti di riflessione.

L’autore, nonostante la giovane età, ha saputo cogliere tutte le sfumature dell’età adulta di Cesare, protagonista della storia, regalando ai suoi lettori un taglio assolutamente inedito.

Cesare è un “vecchiaccio”, come lo stesso Marone lo definisce, dal carattere scorbutico e anaffettivo.

I personaggi hanno storie forti e autonome che intrecciandosi con la vita del protagonista, riescono a farne comprendere croste e debolezze, in un crescendo emotivo farcito di ironia caustica: due figli ai quali non riconosce alcuna autorità, l’amico nevrotico Marino, la gattara Eleonora che evita come la peste, l’amica infermiera-intrattenitrice Rossana.

Tutta la capacità narrativa di Lorenzo Marone al servizio di una trasposizione cinematografica che, nonostante avesse gli ingredienti migliori a disposizione, Amelio ha scelto di cambiare nella storia e nell’ambientazione.

Con “La tenerezza”  il regista firma il suo undicesimo film in trentacinque anni di carriera d’autore. Amelio parte dal romanzo e lo traduce, personalizzandolo in ogni passaggio, fino a raccontare una storia diversa. “Scrittura e cinema sono linguaggi che non vanno confusi, ogni volta la storia va trattata come se il libro non esistesse”.  Le parole del regista-sceneggiatore chiariscono definitivamente le perplessità della prima visione.

I personaggi hanno nomi diversi: Cesare lascia posto a Lorenzo, Emma diventa Michela, Sveva è Elena, l’amico Marino scompare insieme al personaggio di Eleonora la gattara. Le storie cambiano prendendo nuove direzioni , spostando l’attenzione quasi esclusivamente sul protagonista.

Il rapporto fra Lorenzo/Cesare con alcuni dei personaggi del libro, assenti nella trasposizione cinematografica, gli tolgono a mio avviso la connotazione precisa e ben bilanciata data da Marone, impoverendo il personaggio di Lorenzo dell’ironia e della sensibilità che trasuda in ogni pagina del libro.

Magistrali le interpretazioni di Renato Carpentieri, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Elio Germano e Maria Nazionale, che hanno dato vita alla storia dolente rivisitata da Gianni Amelio, il quale nonostante le deviazioni di percorso, è riuscito a tenere vivo il messaggio relativo alla condizione della solitudine, regalando al pubblico un film di grande sensibilità e bellezza.

Lucia Montanaro