Tradurre Pinocchio in emoticon – ricerca dell’’Orientale

All’’inizio del primo capitolo della fiaba italiana più famosa, invece di «C’era una volta un falegname di nome Geppetto», si trova una sequenza di segni: corone, profili parlanti, facce di bambini. La favola di Collodi infatti sta per essere tradotta in emoji, i simboli pittografici utilizzati negli sms e nei social, grazie a un progetto, unico nel suo genere, curato da Johanna Monti (docente di Linguistica computazionale e Traduttologia all’Orientale), insieme alla collega linguista Francesca Chiusaroli (Università di Macerata) e all’’ingegnere informatico Federico Sangati.

Il testo, la cui traduzione durerà ancora qualche mese, sarà poi pubblicato in volume con l’originale a fronte, glossario e introduzioni dei curatori. Per ora la traduzione può essere seguita su Twitter mediante gli hashtag #emojitaliano, #emojitalianobot, #Pinocchio. La traduzione infatti avviene pubblicamente, via twitter, grazie anche alla partecipazione di chiunque ne abbia voglia, e ogni giorno, con la supervisione di Monti e i colleghi, viene poi stabilita quale versione accettare.

Il Pinocchio tradotto, frutto dell’’integrazione di metodologie differenti, coniuga la linguistica generale, la linguistica storica, gli studi sulla traduzione, la didattica delle lingue, la linguistica computazionale e l’informatica.

La professoressa Monti e gli altri due studiosi hanno lanciato il progetto di traduzione di Pinocchio in emoji proprio su Twitter, realizzando contestualmente «EmojitalianoBot», il primo bot (programma automatico) di traduzione di emoji-italiano all’interno del Telegram, popolare piattaforma di messaggistica istantanea.

EmojitalianoBot è un tool aperto e gratuito che contiene in partenza il dizionario emoji-italiano e emoji-inglese basato sulle descrizioni Unicode e man mano integra le voci del glossario con tutti gli usi degli emoj accolti per la traduzione di Pinocchio.

La ricerca consente inoltre di sperimentare strategie di costruzione di un codice artificiale veicolare, comprensivo di un sistema di segni con valore logografico, e di regole morfologiche e sintattiche dedotte sulla base di istanze universaliste e principi di economia linguistica, che riguardano la dimensione testuale oltre che lessicografica. Il progetto si confronta in tal modo con gli approcci teorici che storicamente hanno dato luogo alla progettazione di modelli di lingue e linguaggi non verbali per la comunicazione internazionale.

I ricercatori stanno infine lavorando alla realizzazione di progetti volti ad utilizzare @Emojitalianobot all’’interno di approcci didattici inclusivi per le persone disabili e in contesti di insegnamento dell’’italiano nell’’accoglienza dei migranti.

Il bot è tuttora utilizzato all’’interno di una sperimentazione didattica condotta all’’Orientale da Monti insieme a un nutrito gruppo di studenti provenienti da quattro università cinesi allo scopo di riflettere in chiave traduttologica sull’’uso degli emoji in contesti interculturali.