A 2 anni di distanza dalla morte di questo indimenticabile artista, espressione non solo dell’anima napoletana ma della grande musica italiana degli ultimi 40 anni, sento il bisogno di dedicare a PINO DANIELE anche il pensiero di una sua fan piemontese.
NapoliFlash24 mi ha concesso l’onore di ripercorrere insieme a voi i momenti più salienti della carriera artistica di Pino e ricordare i brani più belli della sua produzione.

Uno dei motivi fondamentali per cui ho sempre ammirato Pino Daniele, non solo come grande musicista, ma come uomo e come napoletano è la sua napolitanità completamente priva di quella “retorica”, a volte un po’ fastidiosa, che confonde il sentimento con il sentimentalismo, e offre solo un’immagine oleografica da cartolina ricordo della città attraverso i luoghi comuni più banali.

Cito a questo proposito l’osservazione di Gad Lerner, che condivido, secondo cui “la napolanità spesso tracima in una retorica da cui una persona intelligente come Pino Daniele non a caso ha deciso di prendere le distanze “.
Pino, come affermano altri critici, “ha dato voce ad un popolo” cantando “una Napoli di orgoglio e di rispetto “.
Pino Daniele, come il suo caro amico Massimo Troisi, si sono sempre posti in un atteggiamento critico nei confronti di ogni eccesso, rifiutando quegli stereotipi di cui si abusa troppo spesso quando si parla di Napoli.
A soli 18 anni, Pino esprime con “Napule è “ il suo straordinario legame con la città ” e dice che “a sape tutto ‘o munno” , cioè che tutto il mondo conosce questa Napoli oleografica, “ma non sann’a verità “, non conoscono la vera Napoli.
In un blog di Luigi De Magistris dal titolo “Pino Daniele, Napoli e il sentimento della libertà”, del 10 gennaio 2015, si legge che quella di Pino è una “napolitanità riflessiva e critica” che “travalicando i confini tra cultura alta e cultura popolare ” rappresenta la vera essenza della città “.
Per Pino Daniele, come per Massimo Troisi, l’essenza di Napoli consisteva nel “cambiamento”, in contrapposizione al concetto che “Napule nun adda cagnà “, come si diceva invece in “Funiculì
funiculà ” nel film “Il caffè mi rende nervoso “.
In TERRA MIA Pino cantava ” nun è ‘o vero non è sempre ‘o stesso tutt’e journe pa cagnà”, ogni giorno si può anzi si deve cambiare .
Pino si serviva del blues come “arma” contro quei “padroni” che “si magnano” la città, quegli stessi padroni denunciati anche nel film di FRANCESCO ROSILe mani sulla città “. Perché “‘o blues è la voglia di cantare a squarciagola ‘a Libertà ” e “Napoli non è una cartolina , ma è veramente se stessa solo se c’è la voglia di riscatto e libertà “, come aggiunge De Magistris.

Gli Album di Pino Daniele “sono la storia in musica di un’evoluzione , come persona e come artista di un ragazzo napoletano che non avrebbe potuto immaginare un futuro senza suonare”. Così scrive Lorena Bruno nel blog “In ricordo di Pino Daniele, l’uomo attraverso le sue canzoni”( dal giornale on Line “Diritto di critica” ).
Tra i più significativi possiamo citare 3 Album che hanno rappresentato 3 momenti salienti della sua attività :
TERRA MIA del 1977, PINO DANIELE del 1979 ( che contiene la canzone “Je so’ pazzo “) e NERO A METÀ del 1980, che costituisce una pietra miliare della musica italiana.
A questi possiamo aggiungere altri 2 Album storici come VAI MÒ del 1981 e BELLA ‘MBRIANA del 1982 , che segnano un periodo di straordinaria collaborazione di Pino Daniele con alcuni dei più grandi strumentisti italiani come Tullio De Piscopo, Agostino Marangelo, Gigi De Rienzo, Tony Esposito, Enzo Avitabile , Ernesto Vitolo , Rino Zurzolo, Danilo Rea, Joe Amoruso, con i quali suonò il miglior blues italiano, ricco di sonorità mediterranee e reminiscenze d’oltreoceano.
In tutte queste raccolte ricorrenti sono i temi del legame tra Pino e la sua città, la sua anima mediterranea, l’amore per il sole e la compagnia, espresso nei versi “Ma basta ‘na journata ‘e sole e quacche d’uno ca te vene a piglià “ e sopratutto il tema dell’amicizia che cantava nei suoi testi esaltando “l’importanza di ritrovarsi con gli amici per stare loro accanto”, come sottolinea Lorena Bruno nel suo blog.
Delle sue canzoni, scritte in un linguaggio misto di napoletano e inglese, così diceva il cantante: “Non sapevo l’italiano e cantavo in napoletano, poi ho imparato l’inglese e ho cantato in napoletano e inglese. Alla fine ho imparato l’italiano “.

Nei prossimi capitoli mi occuperò della biografia artistica di Pino Daniele , con una rassegna della sua produzione e delle sue collaborazioni con i più grandi musicisti della sua epoca.

Fernanda Zuppini