Dal 26 settembre al 23 febbraio la Basilica della Pietrasanta-Lapis Museum ospita duecento opere del più noto interprete della Pop Art, confermandosi luogo in cui la comunità esprime il proprio desiderio di fare impresa culturale e benefica.

Con oltre duecento opere tra ritratti, icone, polaroid e disegni e l’aggiunta di un’intera sezione dedicata a Napoli, la città rende omaggio ad Andy Warhol e alla sua visione in un posto, la Basilica della Pietrasanta-Lapis Museum, che è diventato una “fabbrica di cultura” ancorché di comunità, stando a quanto emerso alla conferenza stampa tenutasi in questo antico luogo di culto mercoledì 25 settembre.

La mostra è una commistione tra sacro e profano, alla ricerca del senso della vita e della produzione umana attraverso i personaggi del secolo. Presente all’inaugurazione l’assessore alla cultura, Nino Daniele, per il quale “se sai cercare e intuire, facendo pop art, puoi creare qualcosa che dura e resta eternamente nell’animo delle persone, quindi non è banale. Warhol ha compreso il grido di dolore di Napoli, rilanciandolo. Quanto c’è in questa esposizione, che è una delle migliori offerte culturali, lo dimostra” . Il tutto avviene in una dinamica di trasformazione dell’arte del consumismo in arte della solidarietà. Infatti, una parte del ricavato della vendita dei biglietti sarà devoluta in beneficienza per sostenere progetti legati alla salute della donna e alla lotta al tumore del seno. Partner degli organizzatori della mostra è, infatti, la Susan G. Komen Italia onlus, che a gennaio per quattro giorni verrà in città con la Carovana della Prevenzione. A Ponticelli e in altre zone cittadine in cui c’è scarsa sensibilità in fatto di diagnosi precoce, arriveranno tre unità mobili dell’associazione per offrire esami gratuiti sulle principali malattie oncologiche femminili. Durante la conferenza stampa, è stata espressa anche la volontà di creare un Comitato campano di Komen, così che dal prossimo anno anche Napoli possa ospitare la “Race for the cure“, la più grande manifestazione italiana e internazionale per la lotta contro il cancro al seno.

Oltre al tentativo di fare impresa, da cui ricavarne un riscontro anche come beneficenza, la mostra è stata presentata come un esempio virtuoso di produzione di valori culturali, sostenibili e replicabili, elevato dall’ambiente storico e spirituale della Pietrasanta in unicum diventato oggetto di studio internazionale sulla capacità dell’arte di essere valore aggiunto, generando benessere condiviso. Attraverso i messaggi di Warhol, si induce alla riflessione sul produrre per consumare e provarne piacere al punto da trasformare un oggetto comune in elemento di culto. Fino a raggiungere la sottomissione dell’uomo moderno a logiche di profitto, attraverso quella che papa Giovanni Paolo II chiamò la “schiavitù del consumismo“, divenuta, al crescere della globalizzazione, una vera e propria “cultura dello scarto“, denunciata da Francesco. Tutto ciò, partendo dal Piano Marshall, il programma che tra il 1948 e il 1952 si prefiggeva la ricostruzione del Vecchio Continente attraverso il sostegno all’imprenditorialità in una logica concorrenziale utile all’apertura dei mercati nazionali e alla loro integrazione. E nel cui contesto matura l’azione di uno dei padri della Pop Art.

Questo pensiero si snoda attraverso un percorso fatto di sette sezioni: le icone, i ritratti, i disegni, l’Italia, il brand, la musica, le polaroid e gli acetati. C’è un omaggio a Napoli, dove l’artista viene invitato varie volte per scambi artistici, tanto che c’è traccia dei suoi soggiorni grazie a opere come il “Vesuvius” o “Fate presto“. Nelle altre sezioni, spiccano i ritratti di personaggi trasformati in icone. Si possono ammirare, tra l’altro, la trasposizione warholiana dei volti di Marilyn, Keith Haring, Edward Munch, Mao, Lenin, Mick Jagger, Ron Wood, Stevie Wonder, Gianni Versace, Giorgio Armani, Valentino, Jean Paul Gaultier e i suoi autoritratti con parrucca d’argento.

L’intervento di Aurelio de Laurentis, sostenitore di Komen Italia ed estimatore della pop art, è giunto alla fine della conferenza stampa: “In Italia i giovani non vengono stimolati, siamo un Paese povero, le istituzioni fanno ben poco. Napoli può superare Roma. Da un punto di vista politico non è possibile superare la Capitale, ma dal punto di vista artistico assolutamente sì”. Lanciando, infine, un richiamo al valore più profondo della vita, l’universo femminile, che va riconosciuto e preservato.

L’esposizione, patrocinata dal Comune sotto l’egida dell’Arcidiocesi, è visitabile fino al prossimo 23 febbraio. E’ stata curata da Matteo Bellenghi ed è stata organizzata dal Gruppo Arthemisia e da Eugenio Falcioni in collaborazione con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale onlus e Art Motors. Un contributo decisivo è stato fornito dal Gruppo Generali attraverso il loro Progetto Valore Cultura, finalizzato ad offrire a tutti occasioni di accessibilità, intesa come partecipazione al mondo dell’arte, cominciando dal sentirsi responsabili della vita della comunità.

Orari di apertura
Tutti i giorni 10.00 – 20.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Aperture straordinarie
1 novembre 10.00 – 20.00
8 dicembre 10.00 – 20.00
24 dicembre 10.00 – 17.00
25 dicembre 16.00 – 20.00
26 dicembre 10.00 – 20.00
31 dicembre 10.00 – 17.00
1 gennaio 10.00 – 20.00
6 gennaio 10.00 – 20.00

Biglietti
Intero con audioguida € 15,00
Intero € 14,00
Ridotto con audioguida € 13,00
Ridotto € 12,00
Ridotto bambini con audioguida € 7,00
Ridotto bambini € 6,00

Ph credits: Arthemisia