Alcuni operai di Whirlpool e di Arcelor-Mittal, ex Ilva, hanno inaugurato, venerdì 27 dicembre, la XXXII edizione del Presepe Vivente di Pietralcina, paese del beneventano in cui nacque padre Pio. Sono stati invitati per l’attualità della lotta sociale che portano avanti in nome di una società giusta, e per l’assonanza col tema di quest’anno, che è il rapporto tra salute, lavoro e legalità.

Dopo la messa celebrata in cattedrale, a monsignor Orazio Francesco Piazza, vescovo di Sessa Aurunca, i rappresentanti dell’acciaieria di Taranto hanno chiesto preghiere per i bambini colpiti da tumore, che in città raggiungono una percentuale molto superiore rispetto a quella della media nazionale. Gli operai tarantini hanno espresso la convinzione che la via maestra è la chiusura degli impianti con ciclo a carbone, sostituiti da nuove tecnologie ecocompatibili, il che implica un accordo di programma simile a quello fatto per Genova. Mentre lavoratori Whirlpool hanno affermato che, affidandosi a san Pio, cercano qualcosa in cui sperare.

Qui, c’è chi soffre e chi cerca la speranza, che vorremmo si concretizzasse, come quando nacque Gesù Bambino. O come quando nacque padre Pio“, ha rimarcato il primo cittadino, Domenico Masone, che ha poi spiegato: “Rendiamo concreta la speranza se comprendiamo gli altri e mettiamo l’uomo al centro, perché ritroviamo quelli che sono stati i valori del nostro passato e li facciamo nidificare nel presente. Augurandoci che formino il nostro futuro“. E, alla domanda sul messaggio che rivolgerebbe ai vertici di Arcelor Mittal e Whirlpool, se lo potessero ascoltare, risponde: “Ripartiamo dall’umanità e dalla comprensione degli altri. Chiederei loro di prendere coscienza dell’esempio che ci da il Buthan, dove si sta sviluppando una teoria della felicità interna all’uomo. Il suo popolo ha un bassissimo reddito pro capite, eppure è l’ottavo Paese al mondo e il primo in Asia per indice di felicità. A questo servirebbero i grandi dirigenti illuminati, a dare senso alla loro vita e a quella degli altri, ripartendo dall’uomo e dalla ricerca della sua felicità“.

La speranza deve essere vigile, cioè deve essere fatta di gesti“, ha spiegato monsignor Piazza, in un intervento chiesto dal sindaco nella sinagoga ricreata all’interno dell’antico borgo “Castello”, tra i cui vicoli prende vita fino al 29 dicembre la rievocazione della natività. Il prelato ha, poi, chiarito: “Il Signore ci aiuta se noi ci aiutiamo e mettiamo in atto delle scelte che producono degli effetti“. Per poi concludere, facendo un richiamo all’omelia, tenuta poche ore prima: “Dietro le persone ci sono storie, non dimentichiamo che la vita si realizza attraverso l’impegno concreto di tutti i giorni, il quale passa anche dal lavoro, che oggi in Italia è un grave problema. Ma non perdiamo la fiducia, anzi mettiamocela tutta e restiamo uniti“.