Durante l’ultima settimana, un signore avanti negli anni sale, con molta difficoltà, l’alto scalino del negozio (purtroppo e chissà perché, il più alto della zona ) e appoggiandosi prudentemente con una mano alla vetrina e con l’altra al bastone, viene verso di me per salutarmi. “ Non mi conoscete – dice – ma io conosco la vostra famiglia. Ho vissuto per anni nel vostro palazzo (scopro, poi, che abitava nello stesso appartamento che occupo attualmente perché me lo descrive precisamente, con dovizia di particolari) e vi sono stato tanto bene. I vostri nonni, vostro padre, lo zio e le vostre zie mi volevano bene ed ogni volta che li incontravo per le scale, mi salutavano con un sorriso ed una carezza. Non li ho mai dimenticati anche se per 44 anni sono stato via da Benevento per lavorare come Direttore generale alla Dogana in una città delle Alpi. Mai avrei potuto scordarmi di loro perché è difficile incontrare persone che sono state per me così speciali e che sono riuscite a rimanere sempre nel mio cuore. Oggi sono qui per chiedere a voi di non dimenticarvi di me. Ne sarei veramente felice!” Osservo il suo viso scarno, con le guance forse un po’ troppo incavate che denotano l’approssimarsi della conclusione di un lungo percorso su questa terra e, come erano soliti fare i miei antenati, sentendo il cuore traboccare di tenerezza, quasi vorrei accarezzare per un attimo quel volto ma non oso e riesco solo a guardarlo con dolcezza e a stringergli la mano per rassicurarlo e promettergli che no, non lo dimenticherò. I suoi occhi si fissano grati nei miei e , dopo avermi ringraziata e salutata sorridendo, volge le spalle e, con passo lento sulle gambe esili che quasi si piegano, arrancando con il suo bastone, si avvia verso il suo destino.

Mi torna in mente una signora che, ogni anno, era solita acquistare una paglia per l’estate ed un cappello di lana per l’inverno da usare durante le sue lunghe passeggiate per la città. Una vecchietta dolce e gentile, dai capelli candidi come la neve ed il colorito roseo che sembrava appena saltata fuori da un libro di fiabe dei fratelli Grimm. L’aspettavo sempre ad ogni cambio di stagione; puntualmente, quasi l’avessi evocata telepaticamente, si presentava per il suo acquisto e, trovato quello che cercava, pagava il conto e, allegra e felice, mi salutava ringraziando. Un giorno è venuta al negozio e, stranamente, per la prima volta non ha comprato nulla ma, aprendo la borsa, ne ha tirato fuori un pacchetto ben confezionato, avvolto in una bella carta regalo e me lo ha consegnato “Per voi – disse – con gli occhi lucidi pieni di contentezza – è un mio pensiero per voi!” Mi salutò sorridendo felice, fiera di quello che aveva fatto, ed andò via. Il pacchetto conteneva dei torroncini morbidi, veramente squisiti. Non l’ho vista più ed ho capito, più tardi, che con quel dono, fatto veramente con il cuore, aveva voluto congedarsi da me. Da allora, ogni volta che mi capita di vedere o di mangiare un torroncino come quelli che lei mi aveva portato, mi sembra di rivedere davanti a e quella dolce, cara “nonnina” e pare di risentirne ancora l’allegra voce.

Giovedì, invece, un signore si è fermato ad osservare attentamente la vetrina mentre ero intenta a completare gli esercizi di Lingua araba per la lezione del pomeriggio. Mi salutò scusandosi per il fastidio e per avermi distolta per un po’ da quello che stavo facendo ( ma il mio compito è studiare, scrivere poesie e racconti oppure cercare di vendere qualcosa? Non mi è ancora chiaro!) e mi disse : “Devo ringraziarvi perché voi avete operato un miracolo!”. Di fronte alla mia palese incredulità e meraviglia, continuò dicendo : “E’ così. Io non sono mai riuscito a parlare con qualcuno; nella vita mi sono sempre limitato ad un buongiorno o buonasera , secondo le circostanze, con le persone con cui sono venuto a contatto e le mie parole sono state quelle strettamente necessarie. Ho un brutto carattere, sono troppo introverso e mi è difficile esprimere quello che sento. Con voi, invece, riesco sempre a dire tutto quello che ho dentro; è molto semplice e, dopo, mi sento meglio, veramente più leggero. Vi sono grato per questo e voglio dirvelo! Sapete cosa avete di bello voi? L’accoglienza! Stare qui da voi, essere accettati sempre con un sorriso, anche se non si compra qualcosa perché a volte si vorrebbe ma non si può, riuscire a parlare con serenità di tante cose, fa sentire a proprio agio come se ci si trovasse nella propria casa. E’ per questo che torno qui volentieri e mi fermo sempre con piacere! Grazie anche stavolta per questa conversazione e per il tempo che mi avete dedicato!”. E così, sarei anche diventata psicologa o psicoterapeuta! Questo non lo avrei mai sospettato! Comunque, è una bella sensazione sapere che ci sono persone per cui sono riuscita a fare qualcosa di buono. Almeno, un po’ della mia vita serve a qualcosa e non va inutilmente sprecata! DEO GRATIAS!

Graziella Bergantino

A proposito dell'autore

Tourism & Culture

Post correlati