“…In poveri panni il figliol compose e nell’umil presepio soavemente il pose…” (A. Manzoni)

Il Presepe (o Presepio) è la rappresentazione della scena della nascita di Gesù, realizzata per mezzo di statuine di diversi materiali.

Sono gli evangelisti Luca e Matteo i primi a descrivere la Natività. Nei loro brani c’è già tutta la sacra rappresentazione che a partire dal medioevo prenderà il nome latino di “praesepium” (da prae: “davanti” e saepire: “chiudere con una siepe”) ovvero “recinto chiuso”, “mangiatoia”. Nato Gesù, Maria “reclinavit eum in presepio”. In una mangiatoia, dunque, “perché non c’era per essi posto nelle locande” (in quei giorni Betlemme brulicava di gente per via del censimento ordinato da Cesare Augusto). II termine mangiatoia ha autorizzato la cristianità a porre in una stalla o in una grotta il luogo del sacro evento. Non dimentichiamo che l’immagine della grotta è un ricorrente simbolo mistico e religioso per molti popoli, soprattutto del settore mediorientale. Oggi la parola presepe assume il significato non solo di “mangiatoia”, bensì dell’intera rappresentazione della natività in tutte le sue sfumature.

L’origine esatta del presepio è difficile da definire, in quanto è il prodotto di un lungo processo. La raffigurazione della natività ha origini antiche: i cristiani dipingevano e scolpivano le scene della nascita di Cristo nei luoghi di incontro, come le Catacombe romane. Quando il Cristianesimo uscì dalla clandestinità, le immagini della natività cominciarono ad arricchire le pareti delle prime chiese.

Curioso è l’affresco delle catacombe di San Sebastiano (del IV sec. d.C.), dove mancano Maria e Giuseppe ma compare una sorta di mangiatoia con il bue e l’asino. Anche gli affreschi delle catacombe di Pietro e Marcellino e di Domitilla in Roma mostrano delle novità: i magi sono quattro nelle catacombe di Domitilla, mentre in quelle di Pietro e Marcellino sono due.

Già nel secondo secolo troviamo nelle catacombe romane di Priscilla, lungo la via Salaria a Roma, rappresentate scene della nascita di Gesù, come la Madonna con in grembo il bambino. E’ storicamente documentato che già nel IV secolo, per volere di Papa Liberio I (352-366), veniva eretta nel giorno di Natale, nella Basilica S.Maria “ad praesepe”  (oggi nota come S. Maria Maggiore) una “tettoia” sorretta da tronchi d’albero; tale tettoia veniva posta davanti all’altare presso il quale, il 24 dicembre di ogni anno, veniva celebrata la Messa di mezzanotte.

Altre “tettoie” furono erette in altre Chiese, a Roma (S. Maria in Trastevere), a Napoli nella Chiesa di S. Maria della Rotonda, e certamente in altre Chiese di altre città. Si sa pure che Papa Gregorio III (731-741) fece sistemare sotto la tettoia di S. Maria Maggiore una statua d’oro della Madonna con il Bambino e che anche in altre chiese furono collocati sotto tali tettoie pitture o statue che ricordavano il Sacro Evento.

Il presepio, come lo vediamo rappresentare ancor oggi, nasce, secondo la tradizione, dal desiderio di San Francesco di far rivivere in uno scenario naturale la nascita di Betlemme, coinvolgendo il popolo nella rievocazione che ebbe luogo a Greccio la notte di Natale del 1223, episodio rappresentato poi magistralmente da Giotto nell’affresco della Basilica Superiore di Assisi.

 Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio (a quei tempi le rappresentazioni sacre non potevano tenersi in chiesa) e di celebrare una messa all’aperto; così egli eresse una mangiatoia all’interno di una caverna in un bosco, dove portò un asino ed un bue viventi, ma non la Sacra Famiglia.

Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo così accessibile e comprensibile la storia di Natale a tutti coloro che non sapevano leggere.

Nella simbologia del presepe il bue e l’asinello sono i simboli del popolo ebreo e dei pagani. I Magi sono considerati come la rappresentazione delle tre età dell’uomo: gioventù, maturità e vecchiaia. Oppure come le tre razze in cui, secondo il racconto biblico, si divide l’umanità: la semita, la giapetica, e la camita. I doni dei re Magi hanno il duplice riferimento alla natura umana di Gesù e alla sua regalità: la mirra per il suo essere uomo, l’incenso per la sua divinità, l’oro perché dono riservato ai re. I pastori rappresentano l’umanità da redimere e l’atteggiamento adorante di Maria e Giuseppe serve a sottolineare la regalità del Nascituro.

Il più tradizionale dei presepi romani si trova nella chiesa dell’Ara Coeli, nel quale il Bambino è il protagonista assoluto. Si tratta di una statua che fu ricavata, secondo la tradizione, da un olivo dell’orto del Getsemani; colorata misteriosamente dagli angeli e che, altrettanto misteriosamente, giunse a Roma e fu protagonista di miracolose guarigioni e di altri fatti straordinari.

Si dice, però, che il primo presepe venne realizzato a Napoli nel 1025 presso una chiesa chiamata Santa Maria ad Praesepe che sorgeva in piazza San Domenico Maggiore nella quale furono esposte per la prima volta alcune statue lignee che raffiguravano la natività del Cristo.

Nella Cappella Sistina della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Roma, si può ammirare uno dei più antichi presepi natalizi. Fu realizzato in alabastro nel 1289 da Arnolfo da Cambio, scultore di otto statuine lignee che rappresentavano la natività e i Magi, e donato a questa chiesa. Il presepio ha la forma di una casetta, in cui è rappresentata l’adorazione dei Re Magi.

Ad Amalfi, come citano varie fonti, già nel 1324 esisteva una “cappella del presepe di casa d’Alagni”. Nel 1340 la regina Sancia d’Aragona (moglie di Roberto d’Angiò) regalò alle Clarisse un presepe per la loro nuova chiesa e la statua della Madonna è oggi esposta nel museo di San Martino. 

Da allora e fino alla metà del 1400 gli artisti producono statue di legno o terracotta che sistemano davanti a una pittura riproducente un paesaggio come sfondo alla scena della Natività, il tutto collocato all’interno delle chiese.

Per l’Italia, la cui arte nel Trecento sviluppò altamente nella pittura l’iconografia della Natività, l’uso del presepio sembra essersi fatto popolare nella seconda metà del Quattrocento.

La Natività è affidata all’estro figurativo degli artisti più famosi che si cimentano in affreschi, pitture, sculture, ceramiche, argenti, avori e vetrate che impreziosiscono le chiese e le dimore della nobiltà o di facoltosi committenti dell’intera Europa, valgano per tutti i nomi di Giotto, Filippo Lippi, Piero della Francesca, il Perugino, Dürer, Rembrandt, Poussin, Zurbaran, Murillo, Correggio, Rubens e tanti altri.

Culla di tale attività artistica fu la Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli, la patria indiscussa del presepio ancora oggi.

Importantissimo il presepio dei fratelli Pietro e Giovanni Alemanno conservato almeno parzialmente a Napoli, in San Giovanni a Carbonara (1484), con diciannove statue in legno policromo che rappresentano anche profeti e sibille, e  il presepe di marmo del 1475 di Antonio Rossellino, visibile a Sant’Anna dei Lombardi.

Nel corso del Cinquecento compaiono i primi mutamenti. In un documento notarile del 1532 vi è la descrizione di un presepe, con pastori in terracotta dipinta, realizzato per il nobile Matteo Mastrogiudice da Sorrento. Troviamo, oltre al bue ed all’asinello, sempre affiancati alla Sacra Famiglia, anche altri animali quale il cane, la capra e le pecore, due pastori, tre angeli.

Queste sensazioni erano comunicate anche dagli altri presepi coevi costruiti per le chiese di S. Eligio e dell’Annunziata, da quelli di poco successivi ed in particolare da quello più famoso di Giovanni Merliano da Nola (Giovanni da Nola) per il presepe detto del Sannazaro nella chiesa di S. Maria del Parto.

Esso era formato da figure lignee di grandezza quasi naturale, prive d’accessori che potessero distrarre dall’importanza dell’evento sacro che rappresentavano, ed erano immagini solenni che invitavano alla religiosità e alla preghiera.

Ai primi presepi successero altri scolpiti dai più grandi artisti di tutti tempi. Sono le cronache del frate francescano Juan Francisco Nuno ad informare, nel 1581, sull’uso ormai da tempo diffuso, almeno a Roma, di allestire presepi in monasteri e luoghi di culto ed in particolare nella Chiesa dell’Aracoeli dove era specialmente venerata la statua del Bambinello che si dice opera di un frate francescano che l’aveva intagliata in un tronco di ulivo del Getsemani, trafugata il 1° febbraio del 1994.