I pesci rossi sono degli animali estremamente diffusi: a Napoli si possono trovare facilmente nei negozi di animali, in quelli di acquari, ovviamente, nelle bancarelle, in occasione delle varie fiere e via discorrendo.

Ma che cosa c’è da sapere su questi piccoli animali? Il fatto che essi siano così comuni e che abbiano un costo irrisorio fa spesso sottovalutare le loro esigenze, e questo è davvero un grave errore: capita piuttosto spesso di notare dei pesci rossi in dei contenitori improponibili, o comunque allevati con grande incuria, e ciò non è accettabile.

Un pesce d’acqua dolce e d’acqua fredda

Anzitutto, bisogna sottolineare che i pesci rossi sono dei pesci d’acqua dolce, dunque possono vivere nell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti, ma ad una condizione: l’acqua in questione, prima di poter ospitare gli animali, deve essere trattata con del biocondizionatore, sostanza organica che rende l’acqua molto più piacevole e più simile a quella che si potrebbe trovare in natura.

I pesci rossi, inoltre, sono dei pesci d’acqua fredda: mentre la grande maggioranza dei pesci tropicali (per intenderci, tutti gli altri pesci d’acqua dolce acquistabili presso un negozio specializzato) devono necessariamente essere allevati in un acquario dotato di termostato, i pesci rossi possono, anzi devono, essere allevati in acque a temperatura ambiente.

Proprio per questo motivo, d’altronde, i pesci rossi vivono tranquillamente anche nei laghetti all’aperto, a condizione che le temperature non divengano gelide.

La “casa” ideale dei pesci rossi

I pesci rossi devono essere allevati in vasche adeguate e da questo punto di vista è valida la regola del “più è grande è meglio è”.

Sebbene in commercio si trovino tante vasche dalle dimensioni esigue, le quali si vendono molto più facilmente rispetto agli acquari, la capienza minima di un acquario di pesci rossi non dovrebbe essere inferiore a 80-100 litri.

Sono assolutamente da evitare le classiche bocce: a prescindere da quale sia la loro grandezza, infatti, le bocce in vetro o in plastica sono del tutto inadatte ad ospitare dei pesci.

Se si afferma questo è per diverse ragioni, e la più importante corrisponde sicuramente al fatto che la conformazione di questi contenitori non agevola l’ossigenazione dell’acqua, per tale motivo devono essere evitati in modo assoluto.

La corretta alimentazione dei pesci rossi

I pesci rossi vanno nutriti con del mangime apposito, il cui costo è assolutamente accessibile, ma non bisogna far l’errore di inserirne troppo in acquario: uno degli errori più frequenti tra i neofiti, infatti, è proprio quello di eccedere nelle quantità.

Un pesce in salute ha sempre fame, di conseguenza bisogna essere accorti per evitare che possa concretizzarsi una sovralimentazione: può essere senz’altro una buona regola quella di inserire in acquario una quantità di mangime che i pesci possano consumare in modo integrale nell’arco di due minuti, due volte al dì.

Le varietà più pregiate

Chi crede che i pesci rossi siano di un’unica tipologia, ovvero i classici esemplari con una forma semplice e un’unica coda, deve ricredersi: i carassius auratus, questo è il loro nome scientifico, sono disponibili anche in varietà più pregiate, nonché più esigenti.

L’elenco, da questo punto di vista, è enorme, anche perché si possono creare infiniti incroci: è possibile menzionare i testa di leone, i “chicco di riso”, i cometa, i fantail, i ryukin, gli orifiamma, solo per fare alcuni esempi.

Tutte queste varietà si distinguono l’una dall’altra per dimensioni, colori, grandezza della coda, numero di pinne, senza trascurare delle caratteristiche particolari: come specificato nel sito web petingros.it, ad esempio, l’oranda testa di leone deve il suo nome alla presenza di una vistosa escrescenza sulla sua testa.