Al museo Madre è stato elaborato un progetto civico, oltre che artistico, sulla creazione di comunità. Performance di cui è autore Virgilio Sieni, danzatore e coreografo, formatosi in ambito artistico, architettonico e sull’arte dell’improvvisazione nei linguaggi contemporanei. Già direttore della Biennale di Venezia nel settore danza, è fondatore dell’Accademia sull’arte del gesto, finalizzata a sensibilizzare sullo studio di comunità del gesto e di sensibilità dei luoghi attraverso una nuova antropologia della relazione.

L’esperimento del Madre consiste nel rendere i cittadini attivi oltre la differenza di età, professione e abilità, facilitando il loro incontro dinanzi al corpo proprio e altrui. Elemento di mediazione con l’altro e con il mondo è il gesto e la danza, intesa come “spostamento emozionale“.

Sieni ha permesso che gli chiedessimo spiegazioni a riguardo, chiarendo che “il gesto inteso come danza ha a che fare con un significato altro, è extra-ordinario, nel senso che non si può avvilire ad un racconto, perché va a rintracciare una dimensione altra rispetto a quella ordinaria, ovvero la dimensione del gioco e del rito“.

Chiestogli della differenza tra “parola” e “gesto”, ha continuato dicendo che “il gesto ha a che fare con l’emozione primaria, ovvero l’ascolto e la consapevolezza. Ogni gesto crea comunità perché ha a che fare con la tattilità, che resiste al tocco, che implica ascolto e rallentamento“.

Laboratori e lezioni hanno portato alla performance “Ballo comune – parabola dei ciechi“, in cui si è creato un unico racconto di condivisione di vita, e ad “Agorà madri e figli – pietà“, in cui si è cercato di compiere un percorso a ritroso verso l’origine.

Pochi minuti prima della performance “Di fronte agli occhi degli altri“, Sieni ha incontrato alcune rappresentanti dell’Atn, Associazione Trans di Napoli. Stefania Zambrano e Loredana Rossi, vicepresidente di Atn Napoli, hanno espresso la propria gratitudine al coreografo per aver scelto la comunità trans di Napoli per una performance in cui vissuto di ciascuno è espresso agli altri in piena libertà attraverso un gesto universale quale può essere la danza.

Abbiamo raccolto la testimonianza di altre persone che hanno partecipato alla performance. Accomunate dal senso di gratitudine per i breve ma intenso percorso guidato da Sieni.

Mara Rossi ha definito la sua esperienza come un “lavoro di ascolto profondo, nonostante o proprio perché l’empatia non è immediata”.

Patrizia Di Schiavi sottolinea che è “un lavoro che allinea a livello psico fisico, da cui se ne esce con maggiore calma e tranquillità, tanto da sentirsi compiuti”.

Per Teolinda Di Gennaro, inoltre, “è un ascolto del corpo più che della mente, in cui si sta nel movimento attraverso il contatto con l’altro, che senti senza bloccare e con cui si entra in sincronia. Cosa impossibile con il solo sguardo.”