Una nuova serie contemporanea, dagli aspetti brillanti, dà voce alla vena umoristica di Maurizio de Giovanni, che regala al suo pubblico una ulteriore sfumatura della sua penna. Un libro che tra commedia e noir racchiude tutte le stagioni in una sola giornata, un mix perfetto che dona valore aggiunto all’opera.La protagonista, che aveva già fatto capolino in due racconti e altrettante antologie della casa editrice palermitana Sellerio, ha modo in questo primo libro “Dodici rose a Settembre”, di farsi conoscere un po’ meglio. Il suo nome è Mina Settembre che fatta eccezione di un seno al limite dell’oltraggioso è una donna qualunque alle prese con una vita qualunque, opera da assistente sociale in un contesto qualunque. È l’Autore, suo papà putativo, che con sottile ironia e profondità, mostra ancora una volta come, all’interno di situazioni comuni, si nascondano unicità emotive che riescono a suscitare emozioni e spunti di riflessione.

Dopo averla conosciuta in un’antologia edita nel 2015 da Sellerio, “Un telegramma da Settembre” Maurizio de Giovanni ha dedicato a Mina Settembre un libro tutto suo, sempre edito da Sellerio: “Dodici rose a Settembre”. Nelle pagine del libro si percepisce il suo personale divertimento. È una sensazione fondata?

Fondatissima. È la prima volta che mi capita di ridere mentre scrivo. Adoro Mina, il suo modo di essere e di agire. Ma soprattutto amo la sua gestione dei due problemi che la assillano: una madre impossibile, situazione condivisa da molti, stando a quanto mi dicono i miei lettori, e una quinta misura di reggiseno tendente alla sesta, che sarebbe un dono divino se Mina non facesse l’assistente sociale nei Quartieri Spagnoli, dove l’uomo medio ha un’altezza perfettamente a taglio airbag, per dir così.

Da lettrice dei suoi romanzi e da donna, ho apprezzato sempre la sua capacità di esprimere, con naturale delicatezza, i sentimenti e le debolezze dei suoi personaggi. Dopo Sara Morozzi, Gelsomina detta Mina è la nuova protagonista dei suoi romanzi. Esiste una musa ispiratrice che la immerge nell’universo femminile?

Non esiste una musa ispiratrice perché le mie donne sono diversissime tra di loro. Diciamo innanzitutto che parlando di passioni i miei libri, per loro stessa natura, non possono prescindere dall’elemento femminile, che diventa perciò preponderante. Effettivamente molti lettori si complimentano con me per il modo in cui descrivo le mie protagoniste e io li ringrazio di cuore, precisando però che tutte le donne sono accomunate
ai mei occhi da una sola caratteristica precisa: io non le capisco, non le ho mai capite e non le capirò mai.
Partendo da questo, e quindi dalla mia impossibilità di prevedere comportamenti, atteggiamenti e azioni, le tratteggio tenendo sempre presente un altro aspetto che mi è chiaro e che non si smentisce mai: le donne vivono nel futuro, considerano gli avvenimenti soprattutto per le conseguenze che avranno in un futuro anche remoto.

La fiction “I bastardi di Pizzofalcone” ha avuto un grande riscontro di pubblico: 5 milioni di telespettatori a puntata. Nel 2020, finalmente verrà trasmessa la fiction che avrà come protagonista il commissario Ricciardi interpretato da Lino Guanciale, inoltre ci sono novità anche per la neonata Mina che vedremo in casa Rai. Cosa prova a lasciare i suoi personaggi in nuove mani e in un nuovo linguaggio?

Sono due linguaggi differenti. Non è giusto mischiare le professionalità. Io mi limito a scrivere i libri: lascio ad altri l’onere di confezionare prodotti televisivi su cui sarà il pubblico a esprimere la sua competente valutazione.

A pochi giorni dall’uscita del nuovo capitolo “NOZZE per i bastardi di Pizzofalcone”, ci può regalare qualche anticipazione?

Una ragazza viene uccisa con una coltellata al cuore, il giorno prima di sposarsi: il suo abito da sposa viene ritrovato a galleggiare sull’acqua scura.
E’ un tema, quello del matrimonio, che declino in questo romanzo per ciascuno dei Bastardi. Mi sembra un buon lavoro: stiamo a vedere come il pubblico lo accoglierà.

Sara, Mina, Luigi Alfredo, Giuseppe Lojacono, Marco Di Giacomo. Quale
personaggio non avrebbe potuto fare a meno di raccontare?

Nessuno di loro: sono tutti per me imprescindibili. Io non scrivo mai per compiacere i miei lettori, ma per raccontare le storie che vedo. Come se fossi affacciato a una finestra e narrassi, a quanti sono dentro la stanza, quello che succede fuori.

Maurizio de Giovanni è uno scrittore amato e famosissimo, nel tempo sempre più riconosciuto e apprezzato per i suoi altri impegni: Adattatore di testi teatrali (2015 – Qualcuno volò sul nido del cuculo, regia di Alessandro Gassmann, 2016 – American Buffalo, regia di Marco D’amore, 2018 – Il Don Chisciottedella Pignasecca, regia di Alessandro Maggi) Soggettista e Sceneggiatore (2016 – Ingresso indipendente, interpretato da Serena Autieri e Tosca D’Aquino, 2019 – Il silenzio grande, regia di Alessandro Gassmann. Qual è il segreto di una vita di successi a tutto tondo?

Probabilmente, proprio il fatto che io non cerchi il successo. È una piacevolissima conseguenza di quello che faccio, ma non è mai il mio fine.

Il suo impegno nel lavoro sembra non avere limiti. Scrittore, sceneggiatore drammaturgo ma anche giornalista, opinionista, attore e molto altro ancora. Quanto tempo le resta per il suo privato?

Mi piace fare quello che faccio. Io non sono di quelli gelosi della propria privacy. Mi considero un privilegiato e sono davvero riconoscente verso tutti quelli che mi hanno consentito di diventare quello che sono, leggendo i miei articoli, le mie storie, guardando i lavori teatrali di cui sono autore o adattatore. Non ho più un momento privato? Francamente non mi importa.

In fine la domanda di rito: Progetti per il futuro? Non le nego che mi viene da sorridere.

Il due dicembre presentiamo Nozze al Teatro Diana. Subito dopo mi rimetto al lavoro per un’antologia con De Cataldo e Cassar Scalia. A inizio anno torno da Sara: sto già valutando quale segreto italiano mi intrighi per poter costruire una trama che possa interessare i miei lettori. E poi…stiamo a vedere. Qualche altra cosa mi verrà in mente.

Non ci resta che ringraziarla, per la sua disponibilità ma soprattutto per averci rassicurati dei tanti progetti prossimi. Buona vita Maurizio e …avanti tutta!

Lucia Montanaro