Si intitola “Manifesto per la verità” edito da ‘Il Saggiatore’,  il nuovo libro di Giuliana Sgrena che fa una diagnosi impietosa, quasi crudele, dei mali dell’informazione. L’autrice nel suo libro parla della possibilità di prendere delle contromisure pensando un “Manifesto per la verità” appunto, che possa restituirci la nostra libertà di pensiero e di scelta.

‘Per Papa Francesco Eva è stata vittima di una fake news uscita dalla bocca del serpente. A quanto pare, da allora le bufale non hanno smesso di rovinare le donne, visto che ancora oggi se una ha subito molestie si scrive che ci ha fatto carriera, mentre se uno ammazza la moglie per i giornali ha agito in preda a una rabbia momentanea. Ma le vittime di questi abusi dell’informazione non sono solo i corpi delle donne: quando si parla di migranti la verità si inabissa in fondo al mare, come un cadavere affogato. Per non dire delle notizie che giungono dai fronti di guerra, brandelli distorti dei fatti, piegati e manipolati secondo il tornaconto dei governi.’

“Fu un giorno fatale quello nel quale il pubblico scoprì che la penna è più potente del ciottolo e può diventare più dannosa di una sassata.” Oscar Wilde. Quanto ritiene sia ancora attuale questa famosa citazione di Wilde?

La libertà di espressione è una grande conquista ma è anche una spina nel fianco dei regimi autoritari e dei dittatori che utilizzano ogni mezzo per impedire qualsiasi critica o qualsiasi pensiero libero.

Nel suo ultimo libro “Manifesto per la verità”, racconta come si possano innescare conflitti dalla scintilla di una notizia falsa o manipolata. Come è possibile difendersi e accedere a informazioni sicure?

Purtroppo quando una falsa notizia ha l’obiettivo di scatenare una guerra è sostenuta da una campagna di propaganda mediatica che non si può fermare. Lo si è visto nella seconda guerra del Golfo (2003), quando il movimento pacifista portò in piazza milioni di persone, e fu definito dal New York Times la seconda potenza mondiale, ma non riuscì a bloccare l’invasione dell’Iraq.

La fotografia sconfigge le fake news”, queste le parole di Oliviero Toscani durante la conferenza stampa per la presentazione della seconda edizione del talent show Master of Photography 2017. Ritiene veritiera questa affermazione?

Non è vera. Purtroppo oggi anche le fotografie sono manipolabili e falsificabili. Un esempio clamoroso è quello del fotografo brasiliano Eduardo Martins, che si ero costruito un profilo perfetto sui socials: trentadue anni, alto, biondo, bellissimo, surfista, scampato alla leucemia. Presente in tutte le guerre dove scattava foto bellissime vendute alle più note agenzie del mondo. Le foto migliori venivano vendute per beneficenza e il ricavato devoluto ai bambini di Gaza. Troppo bello per essere vero e infatti era tutto falso. Martins non è mai esistito e le sue foto tutte rubate e falsificate. Ma anche senza arrivare a questo estremo ci sono foto manipolate e altre diffuse con una falsa didascalia.

Alcuni politici si servono per comunicare di twitter (280 caratteri), a discapito del confronto giornalistico. Cosa pensa della politica ai tempi del social?

I politici si sono facilmente convertiti a twitter che permette loro di lanciare solo slogan, perché in 280 battute non si può esprimere un concetto complesso. I social sono diventati lo strumento per fare politica evitando il confronto con i giornalisti, che vengono sbeffeggiati per minare la loro credibilità. Così possono far circolare fake news e dati fake senza essere smentiti e quando lo sono definiscono le proprie affermazioni «fatti alternativi», come ha fatto Trump.

Gli argomenti trattati nei suoi libri mettono sotto accusa il mondo del giornalismo. Non si è mai lasciata impressionare dalle naturali ripercussioni che questo tipo di inchieste avrebbero comportato?

Nel mio ultimo libro (Manifesto per la verità) ho fatto un’analisi spietata del modo di fare informazione soprattutto su alcuni temi particolarmente sensibili o manipolabili, per responsabilizzare chi fa informazione e chi ha il diritto di essere informato. Presentando questo libro, che è stato utilizzato anche in alcuni corsi di formazione per giornalisti, ho trovato molti colleghi che condividono le mie critiche.

Nelle cronache di violenze verso le donne, troppo spesso incontriamo superficialità linguistica. Troppe le definizioni buoniste, come: amore malato, raptus di passione, era un gigante buono e altre simili, che lasciano nelle donne violate il dubbio sulle loro ragioni. In quale direzione bisognerebbe andare per invertire una rotta a dir poco dannosa?

Il modo di descrivere la violenza contro le donne è impregnato di cultura patriarcale. La donna stuprata e ammazzata viene descritta come una che se l’è andata a cercare, mentre si cercano le attenuanti o giustificazioni per chi commette un femminicidio. Le giornaliste dell’Associazione Giulia insieme alle commissioni Pari opportunità della Fnsi e di Usigrai hanno elaborato il manifesto di Venezia che indica le regole per una corretta informazione (http://www.fnsi.it/varato-il-manifesto-di-venezia-per-una-corretta- informazione-contro-la-violenza-sulle-donne).

È da poco passata una data importante, quella scelta dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, il 17 dicembre del 1999, che istituiva per il 25 di Novembre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Chiediamo a lei, che nella vita di giornalista e di autrice si è sempre occupata di questioni legate alla condizione femminile, una parola, un pensiero, che possano aiutare le donne abusate a reagire ai loro carnefici.

Le donne devono denunciare le violenze subite ma le autorità devono proteggerle, non basta aumentare le pene per chi commette femminicidi, occorre evitare che li commettano. E questo si può fare finanziando le case che accolgono le donne che hanno subito violenze e invece questi finanziamenti vengono tagliati e le case chiuse.

Giuliana Sgrena, venne rapita il 4 febbraio 2005 dall’Organizzazione del Jihād islamico, mentre si trovava a Baghdad, in Iraq, per realizzare una serie di reportage per il suo giornale e rilasciata trenta giorni dopo, in un’operazione ancora avvolta nel mistero, in cui rimase ucciso il capo del SISMI, Nicola Calipari. Cosa è cambiato nella sua vita da quel tragico giorno?

Preferirei non rispondere a questa domanda

Dopo Dio odia le donne e Il prezzo del velo, Giuliana Sgrena torna vicinissima alle donne, con questo Manifesto per la verità, una vera e propria crociata nei confronti delle falsità che ci vengono quotidianamente propinate dalla carta stampata, da Internet e da tutti quelli che hanno interesse a farci credere che le cose non stiano come veramente stanno.

Lucia Montanaro

 

Giuliana Sgrena (1948) è giornalista e scrittrice. Storica inviata del manifesto, ha realizzato numerosi reportage dai teatri di guerra del Medio Oriente e dell’Africa, tra cui l’Iraq, l’Afghanistan, l’Algeria e la Somalia. Per il Saggiatore ha pubblicato Rivoluzioni violate (2014), Dio odia le donne (2016) e Manifesto per la verità (2019).