L’arcipelago di Pelagosa, situato nel mare Adriatico a circa metà strada tra il Gargano e la costa Croata, è costituito da tre isole: Pelagosa Grande, Pelagosa Piccola e Caiola (oltre a 13 scogli secondari) che in passato furono covo di pirati e saraceni, oltre che occasionale rifugio di pescatori. Lo Stato italiano ne ha da sempre ignorata la loro importanza, tant’è che nel 1861 sarebbero dovute passare di diritto al neonato Regno d’Italia, ma nessuno si preoccupò di occuparle. Eppure furono per secoli il baluardo del Regno delle due Sicilie nell’Adriatico. Amministrativamente appartenevano alla provincia della Capitanata e furono popolate per volontà dei Re Ferdinando II – come le isole Tremiti – da famiglie di pescatori ischitani.

PELAGOSA

 Con l’avvento del Regno d’Italia l’incuria e l’inefficienza delle nuove istituzioni nazionali fecero sì che i pescatori emigrassero tutti entro la fine dell’Ottocento. Anche negli anni successivi il Regno d’Italia non colse l’importanza strategica dell’arcipelago e lo ignorò fino al punto di dimenticarsene. Fu allora che gli Austriaci, con un’azione unilaterale, se ne impossessarono nel 1873 e vi eressero un faro il 25 settembre 1875 impiantando così una propria presenza stabile sulla Grande Pelagosa. Tale occupazione venne tacitamente tollerata e nemmeno una successiva interrogazione del deputato radicale napoletano Imbriani al presidente del Consiglio Di Rudinì (1891) servì a riaprire la questione. Gli italiani la riconquistarono l’11 luglio 1915 e il tricolore sventolò per 32 anni consecutivi. “Sono molti, e fra questi anche uomini di governo, che non hanno mai saputo che cosa siano le Pelagose, dimenticate dagli italiani, come il mare nel quale esse sorgono“, scriveva nel 1911 il professor Antonio Baldacci. Il trattato di pace a seguito della seconda guerra mondiale sancì ufficialmente la perdita di questo territorio ex Duosiciliano – dove si è sempre parlato il napoletano – a favore della Jugoslavia. Un vero peccato, soprattutto se si pensa che, sono stati scoperti intorno all’arcipelago dei grossi giacimenti di petrolio.
Jerry Sarnelli