Prendi un’ex tipografia, abbandonata da vent’anni, e trasformarla in una scuola di samba per farne un punto di aggregazione nel Rione Sanità. Se in tempi normali è un’opera non facile, in tempo di pandemia sembra un azzardo. Eppure, l’idea è venuta veramente a un gruppo musicale, attivo sul territorio dal 2009. Oggi si compone di trentacinque percussionisti che giurano che nelle proprie vene scorre il ritmo afro-brasiliano.

Segui l’onda“, questo è il significato del nome del gruppo, Pega Onda, che invita a lasciarsi trasportare dalle vibrazioni positive. In una città che è sempre più un crogiolo di razze, non deve stupire il lancio di un nuovo progetto sociale che usa la musica sudamericana, invece che quella napoletana, come mezzo di riscatto. Il ritmo del samba provoca coinvolgimento emotivo diventando strumento di inclusione, secondo i giovani artisti, che, per fare ciò, vogliono rendere agibile lo spazio, concesso loro dalla cooperativa sociale “La Locomotiva“, che ha in gestione un’area all’interno dell’istituto La Palma. Qui vogliono aprire una Oficina Pega Onda. A tal fine, hanno lanciato una raccolta fondi per insonorizzare gli spazi e per comprare la strumentazione utile alla realizzazione di laboratori e attività di educazione non formale. Si tratta di un appello raccolto, finora, da circa novanta donatori che hanno intenzione di coprire seimila dei quindicimila euro utili a concretizzare quella che vuol essere la prima scuola di Samba nel cuore di Napoli. Promette di diventare il nuovo progetto musicale operante in un quartiere al chiaro fine di aiutarne la rinascita attraverso un’opera di promozione culturale. “Investire il tempo e le risorse per guardare a un futuro migliore, esserne in piccola parte artefici, è l’unico modo che riusciamo a immaginare per affrontare un anno così complicato“, spiega Davide D’Angelo. Ci ha concesso un’intervista nella quale mette in luce come il futuro possa svilupparsi da un luogo, perchè questo permette l’incontro e con esso un dialogo che ha per base la conoscenza della propria identità. Da questa, dopo aver visto nascere e crescere il gruppo, di cui è oggi il direttore musicale, ha sviluppato la speranza che PegaOnda possa maturare assieme alle comunità che animano il Rione, al quale porta in dono un repertorio musicale proprio del Nordest del Brasile, dove si è creata una fusione tra la cultura africana degli schiavi impiegati nelle piantagioni e la cultura locale. Per riuscire in ciò, ci spiega che negli anni ha partecipato a workshop tenuti da artisti riconosciuti come i massimi esponenti del samba-reggae tanto dagli appassionati del genere quanto da studiosi di cultura brasiliana.

D- Volete fare un’Opa, non un’offerta pubblica di acquisto, ma…? Chi è Pega Onda e cosa vuol diventare da grande?

R- No, il nome esatto è OPA! con tanto di punto esclamativo, perché in Brasile questa parola è utilizzata come un’esclamazione e la sigla sta per: Oficina PegaOnda Afrobrasileira.
OPA! è quindi il nome che abbiamo deciso di dare alla nostra futura sede.
La nostra idea di futuro nasce proprio da questo luogo, che ci permetterà di andare oltre la sola attività di gruppo musicale. Intendiamo iniziare la creazione di progetti di vario genere, volti a diverse fasce di età, che possano essere laboratori di musica tenuti dagli attuali insegnanti del gruppo a workshop con maestri di musica brasiliani, oppure ancora giornate dedicate alla cultura afro-brasiliana. Il tutto, come sempre è stato per noi, aperto al pubblico.

D- Perché mettere su casa, oggi, all’istituto La Palma del Rione Sanità non è un azzardo ma una decisione lungimirante?

R- Iniziare una qualsivoglia attività in questo 2020 sembra essere una follia per chiunque, eppure noi abbiamo pensato che data l’impossibilità di esibirci in pubblico, per le ovvie restrizioni sanitarie, e quindi dovendo sospendere quasi del tutto ogno nostra attività musicale, questo potesse essere il momento perfetto per metterci a fare altro e per costruire qualcosa per il futuro.
Per quanto riguarda il Rione Sanità ci è sembrato, invece, il posto ideale. E’ un perfetto sunto della città di Napoli, con la sua vitalità e il suo carattere verace e tuttavia non ancora sedotto dall’idea turismo.
Resta poi uno dei quartieri più “difficili” di Napoli e quindi un terreno appropriato al tipo di attività che ci ripromettiamo di svolgere sul territorio.

D- Chi da vita a Pega Onda cosa ha fatto negli ultimi undici anni?

R- I PegaOnda sono nati nel 2010 da un ristretto gruppo di appassionati di percussioni, che dedicavano a questa musica il loro tempo libero con un intento esclusivamente ricreativo. Da allora sono cambiate moltissime cose a cominciare proprio dai componenti del gruppo. Credo di non esagerare quando dico che nel gruppo saranno passate almeno un centinaio di persone nell’arco di questi 11 anni, causando un continuo ricambio dei direttori e dei ritmisti. La costante è che, col passare del tempo, si è sempre cercato di ampliare la nostra conoscenza degli innumerevoli ritmi afro-brasiliani e di provare anche a comprendere più a fondo la cultura e la storia che si portano dentro.
Quasi sempre, infatti, le canzoni provenienti da questa tradizione musicale contengono numerosi riferimenti alla storia e alla religione dei popoli Bantu o Yoruba, solo per citarne un paio, provenienti dall’Africa e deportati in Brasile durante i secoli del colonialismo europeo. Abbiamo ritenuto necessario comprendere il background culturale di questi brani sia per una questione di rispetto che per una questione di buona esecuzione: banalmente, l’andamento di un brano musicale, non può prescindere dal messaggio che esso contiene.

D- Se ho ben capito, chiedete ai cittadini napoletani un aiuto, economico o di altro tipo, per avere una casa, in cambio date la vostra disponibilità a servire il territorio con laboratori e altre forme di educazione informale.

R- Sì, come già detto in precedenza, la nostra intenzione è quella di cominciare un ciclo di laboratori musicali rivolti a tutte le fasce di età e aperti al pubblico. Questo avverrà verosimilmente in collaborazione con i vari soggetti che sono già presenti sul territorio, che pure sono numerosi, avvalendoci della loro conoscenza del quartiere. La nostra idea è di entrare in sinergia con le realtà presenti all’interno del Rione Sanità e di sommare le nostre esperienze e competenze alle loro, nella speranza di creare un’esperienza nuova e del tutto originale nella nostra città. Al contempo, questa idea si rifà ad esperienze che in Brasile sono piuttosto comuni, dove scuole di samba sono a tutti gli effetti centri di aggregazione per il quartiere e alternativa alla strada per le fasce più giovani della popolazione.
Per tutta questa serie di motivi, speriamo che i cittadini vogliano sostenerci: al momento siamo a poco meno del 50% del nostro obiettivo finale. Ci rendiamo conto che il momento non sia dei migliori per chiedere un aiuto economico, ma anche donazioni minime possono fare la differenza.

D- Come pensate di sostenere le future spese legate alla gestione della Oficina?

R- Per tutti questi anni la nostra fonte di sostentamento è sempre stata l’autofinanziamento, il che avviene sostanzialmente in due modi: da un lato le performance musicali del gruppo PegaOnda e dall’altro le quote associative annuali che versano i membri dell’associazione di cui PegaOnda fa parte. Ovviamente, in questo periodo, una delle due fonti di sostentamento ci viene a mancare e di qui la necessità di effettuare una raccolta fondi. Ma a tal proposito, è giusto puntualizzare anche la generosità della cooperativa La Locomotiva e dei frati francescani, che ci hanno concesso lo spazio in usufrutto gratuito, abbattendo notevolmente i costi che una tale impresa avrebbe altrimenti avuto.

D- I prezzi dei laboratori educativi saranno accessibili anche alle fasce sociali più deboli?

R- I nostri laboratori sono sempre stati gratuiti e continueranno ad esserlo. Le nostre attività sono tutte su base volontaristica e da quando nel 2013 abbiamo fondato la nostra Associazione Culturale e scritto il nostro statuto, ci siamo sempre assicurati che nessuno traesse profitto dalle attività del gruppo. Per noi è fondamentale che questa regola rimanga tale, perché questo ci aiuta a fare in modo che il nostro motore principale resti sempre e solo l’amore e la passione per questa musica.

D- Con il ritmo cercate di valorizzare la cultura afro-brasiliana, già presente a Napoli da diversi anni: avete qualche relazione con la musica e la cultura tradizionale napoletana, antica o moderna?

R- Per rispondere a questa domanda, faccio un passo avanti come attuale direttore dei PegaOnda e parlo esclusivamente a titolo personale, perché in buona parte il repertorio musicale dei PegaOnda è dato da miei arrangiamenti di ritmi e canzoni brasiliane. La mia formazione musicale ha radici molto lontane sia dal samba che dalla musica popolare napoletana, ho iniziato infatti studiando chitarra classica, poi chitarra moderna e successivamente batteria. Quando nel 2011 ho iniziato a suonare percussioni, quelle afro-brasiliane nello specifico, ho impiegato diversi anni prima di acquisire una conoscenza minima di questi ritmi e la mia formazione è passata attraverso diversi workshop con maestri di samba brasiliani ed europei. D’altro canto, la mia conoscenza dei ritmi popolari napoletani è veramente minima e pertanto, non azzarderei al momento esperimenti fusion tra i due mondi. Ma, come dicevo poco fa, la storia del gruppo PegaOnda è fatta di avvicendamenti e non escludo che un futuro direttore del gruppo possa compiere quest’impresa e magari chissà, creare un qualcosa di totalmente originale e nuovo.