La Pasquetta, chiaro diminutivo della festività appena trascorsa, è una festa civile che prolunga quella religiosa. E’ il giorno che segue il Triduo pasquale, il ciclo di preghiere iniziato il Giovedì Santo con l’Ultima Cena nella quale Cristo istituisce l’Eucarestia come Sua presenza perenne nel mondo, e culminato nei vespri della Domenica di Resurrezione.

Sul calendario civile si trova scritto “Lunedì dell’Angelo” perchè è la festività che commemora l’incontro tra l’angelo e Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salomè. Le donne vanno al sepolcro con degli oli aromatici per imbalsamare il corpo di Cristo. Dopo che un uomo vestito di bianco annuncia loro la resurrezione di Gesù e le invita a darne notizia ai discepoli, nel Vangelo di oggi le tre donne corrono fuori dal sepolcro. L’annuncio della Resurrezione e l’invito all’Apostolato, stando ai testi sacri, avvengono “nel giorno dopo Pasqua”, intendendo la festività ebraica, che cade di sabato. Quindi, l’incontro tra le discepole e l’Angelo sarebbe avvenuto di domenica. Nonostante ciò e nonostante nel calendario religioso la giornata di oggi sia chiamata Lunedì dell’Ottava di Pasqua e non siano previsti precetti, si è deciso di allungare alla giornata del lunedì le celebrazioni della domenica pasquale, che, come ricordato nell’omelia risuonata ieri nella Cattedrale di Napoli, è un messaggio di speranza e un invito ad abbandonare le false certezze. Questo vuol dire che bisogna accettare i rischi e le fatiche, che la vita comporta: “Pasqua è festa di autentica liberazione, che non è disimpegno o resa“, ma è la fiducia nel fatto che “di fronte a chi decide di amare non c’è tomba che tenga, né macigno che non rotoli via“. Così, la figura della Maddalena non solo è rivista nell’umanità che attende di uscire dalla lunga notte dell’emergenza sanitaria, che sta trasformando, giorno dopo giorno, le vite di ciascuno, nessuno escluso. Ma è anche riletta in chiave di fiducia mai tradita: “Credere nella resurrezione è sapere che il nostro amare non è inutile, il dolore è fecondo, la notte è benedetta“. Da qui, l’invito ai fedeli affinchè si torni a vivere “come chi corre nel mattino di Pasqua“, come le tre donne che escono dal sepolcro con spirito nuovo, tutte e tre con gioia eppure ognuna con il proprio passo e con i propri timori.

Nel Vangelo di oggi, c’è scritto che Gesù aspetta i discepoli, che si faranno apostoli, in Galilea, cioè nei luoghi dove è stato visto e riconosciuto. Per i biblisti, questo passaggio sta a significare che Gesù chiede alle donne di annunciare ai “fratelli” di cercarLo nei luoghi e nei segni della vita, cioè nelle proprie esperienze di vita, anziché in quelle di morte, fermo restando che ciascuno è testimone delle une e delle altre lungo il proprio cammino.