Quando Partenope uscì dalle acque è la mostra tripersonale allestita al Palazzo delle Arti di Napoli (Pan – via dei Mille 68) visitabile fino all’8 agosto.

Le opere esposte sono state realizzate da tre donne: Lilliana Comez, Rita Esposito e Rosalia Tortorelli. La mostra inizia all’esterno del Palazzo delle Arti, ornato con una incantevole rete da pesca, fiorita di centinaia di rose multicolori. Ce ne è una per ogni donna incontrata nel pellegrinaggio fisico e metaforico di Rita Esposito alla ricerca delle “sue” sorelle: donne solidali con le altre donne.

All’ interno del PAN, le opere delle autrici rivelano tre stili profondamente diversi, coerenti e ben identificati, perfettamente armonici fra loro.

TRAmando, olio su tela, Rita Esposito

“Tre punti non allineati costruiscono uno spazio” dichiara Rita Esposito durante il brindisi di inaugurazione della mostra. Racconta come si sono trovate queste tre artiste a lavorare insieme, realizzando una esposizione, mai dissonante, incentrata su una visione univoca.

Quando Parthenope uscì dalle acque è la narrazione dell’approdo e della ripartenza di Ulisse che rappresenta ogni essere umano, proteso verso la conoscenza, a cui non importa di correre un grosso rischio rinunciando a “turarsi le orecchie”. Napoli, nelle parole di Daniele Galdiero, curatore della mostra, è il luogo ideale da cui ripartire e a cui tornare.

Dove il mare luccica, olio su tela, Lilliana Comes

Lilliana Comes ci racconta invece delle sue tele “sognanti”. È il sogno la dimensione da cui attinge la pittrice che, nella sua ricerca della bellezza e dell’armonia, si rivolge all’anima e la rinfranca. Le sue tele compongono, in straordinaria continuità pur nella varietà dei soggetti, lo scenario dell’immaginario collettivo, rischiarato immancabilmente dal chiarore soffuso di un’alba che è già tramonto o viceversa. Le protagoniste sono donne fatate circondate da paesaggi velati, dai colori tenui, che tratteggiano una dimensione immaginifica e fortemente evocativa.

Senza titolo, olio su tela, Rosalia Tortorelli

Rosalia Tortorelli non dà titolo alle sue opere. L’artista rinuncia a fornire al pubblico una linea interpretativa personale delle immagini ritratte, affinché l’emozione che sprigionano sia trasferita da cuore a cuore e da anima ad anima, priva del peso che viene conferito dal logos. Alcuni dei quadri esposti ritraggono una massa indistinta di omini, abbozzati e aggrovigliati in varie fogge, che sembrano disegnare un unico cervello e, sicuramente, compongono un unico corpo umano.

Una Mitra di San Gennaro molto insolita, realizzata da Rita Esposito

Ci accoglie e ci lascia, perché dopo l’approdo diventa necessaria una ripartenza, l’arte di Rita Esposito. Chiude il percorso delle Sirene la mitra rossa realizzata ad uncinetto. Questa fa parte del suo complesso progetto TrAmando, incentrato sulla antica arte del ricamo a uncinetto e sulla capacità delle donne di “fare rete”.

Le tele della Esposito sostanziano un femminile indomito, potente e ancestrale, mai aggressivo. Crudo e tenero come la carezza di una mano antica.

La mostra, che riscrive la storia della Sirena, rigettando l’idea che la sua morte sullo scoglio sia qualcosa di definitivo, racconta tutto questo e tanto altro: un perfetto esempio di quanto lontano e oltre possono andare le donne quando lavorano insieme.