Perché si fa un uso eccessivo del cellulare? Parliamone!- quinto appuntamento della II stagione della web rubrica culturale e non solo

Il protagonista del sesto appuntamento di “Parliamone”(il nuovo modello comunicativo ideato e diretto dal regista e attore Gianluca Masone è il Dott. Salvatore Rotondi, psicologo, presidente dell’Associazione “Psicologi in contatto onlus” al quale abbiamo posto alcune domande in merito all’uso ‘eccessivo’ del cellulare e ai rimedi per diminuirne l’uso quotidiano.

Dott. Salvatore Rotondi qual è o quali sono i motivi che, secondo Lei, inducono alcune persone a fare un uso ‘eccessivo’ del cellulare?

«Prima di tutto ci dovremmo chiedere che significa “eccessivo”. In ambito psicologico, si può individuare come eccessivo l’abuso di un prodotto o una sostanza (come può essere, ad esempio, uno psicofarmaco). Nel caso specifico, stiamo parlando di un cosiddetto “device”, quindi uno strumento che ci permette di entrare in contatto con una dimensione informativa molto più complessa rispetto ai cellulari di prima generazione, i quali erano preposti principalmente alle funzioni telefoniche ed alla messaggistica di brevi linee di testo. Pertanto, il termine eccessivo lo possiamo legare allo sfruttamento, superiore a quello comunemente inteso come “normale”, dei nostri sensi in modo pervasivo: se ci troviamo, ad esempio durante lo studio di un libro, a stancare la nostra vista, ecco che ci scopriamo ad usare in modo eccessivo quel nostro specifico senso; quindi, in conclusione, un atto che provoca fastidio, dolore, ci mette in difficoltà. Ma tutto questo non rientra ancora nella patologia, la quale può essere definita solo ed esclusivamente quando di un fenomeno ne definiamo il setting psicologico, ovvero quello spaziotempo capace di donare senso ad una azione posta in essere dall’individuo. I limiti dell’uso eccessivo dei cellulari di odierna generazione risultano così molto labili, così come la motivazione che spinge al loro utilizzo. Potremmo allora genericamente avanzare l’idea che, come è stato per la diffusione della cultura tecnologica, l’uso del cellulare sia legato principalmente al senso di libertà comunicativa che esso, in qualche modo, trasmette ai suoi utilizzatori nonché al tentativo di fuggire da una specifica situazione difficile, vissuta nel mondo reale, attraverso il mondo dei social network».

Vietare l’uso del telefonino in contesti scolastici e professionali, riducendo il suo utilizzo anche nella quotidianità, potrebbe essere la giusta soluzione per evitare di distrarsi?

«Vietare potrebbe di certo essere una soluzione, ma comunque di emergenza, quando proprio l’utilizzo ha superato determinati livelli e può diventare pericoloso/problematico per l’individuo, in modo particolare rispetto al raggiungimento degli obiettivi relativi alla didattica ed al lavoro. Ovviamente vietare significa entrare in contrasto diretto con le motivazioni, più o meno consce, che spingono l’individuo ad utilizzare questi mezzi. Le motivazioni possono essere varie e, a volte, stratificate. Allora, cosa possiamo fare? Di certo lavorare sulle motivazioni. Cioè è molto probabile che l’utilizzo o l’uso eccessivo del cellulare sia legato al tentativo di fuggire dal qui ed ora dell’impegno e della responsabilità presa, sia a livello didattico che a quello lavorativo; pertanto, il lavorare sulle motivazioni dovrebbe presumibilmente indirizzarsi sull’incentivare il coinvolgimento attivo e costruttivo dell’individuo nelle attività che si stanno svolgendo. Praticamente e paradossalmente si andrebbe ad agire su di una dimensione che è palesemente contraria alla azione di divieto imposta da una autorità altra al di fuori dell’individuo. In un certo senso si indurrebbe nella persona che usa il cellulare la seguente domanda: perché utilizzare il cellulare quando posso, qui ed ora nel mondo reale, agire senza per questo essere valutato, giudicato, riuscendo così ad esprimermi essendo soddisfatto di me stesso? Forse proprio la soddisfazione personale, e quella di gruppo (gruppo di lavoro, gruppo-classe, etc.), può essere quella dimensione motivazionale sulla quale lavorare per risolvere il problema dell’uso eccessivo».

Che consiglio dà a chi non riesce proprio a distaccarsi dal telefonino?

«Anche questa risposta impone, per chi opera in ambito psicologico, il confronto con la complessità, poiché una risposta esauriente dovrebbe tener comunque conto delle diversità e delle unicità del singolo individuo. Un consiglio generale che sento di poter avanzare è simile a quella espressa nell’ultimo film di Spielberg dal titolo “Ready player one”, ovvero il reale è molto più interessante proprio perché è reale. Sembra quasi una risposta tautologica, ma chi di noi si è mai fermato ai tavolini di un bar, durante la primavera o una estate non eccessivamente torrida, ad osservare le persone che passeggiano? Infinite possibilità di incontro, di contatto, di conoscenza, di storie, di svolte, di crescita, di dispiacere ma anche di piacere che scorrono davanti ai nostri occhi in modo quasi impercettibile: un vero e proprio universo quantistico in movimento che sta forse solo attendendo un nostro cenno per diventare reale. Potremmo quasi intenderlo come un paradosso del principio di Heisemberg: senza di noi, senza il nostro sguardo, quel mondo potrebbe anche non esistere, non venire al reale. Pertanto, il mio consiglio è: affacciamoci al reale, confrontiamoci con il principio di realtà, soprattutto lasciamoci ascoltare, esprimiamo noi stessi all’Altro, perché se anche paradossalmente nell’uso del cellulare siamo individualmente da soli, ci basterebbe alzare lo sguardo dallo schermo per scoprire che siamo circondati da tante altre persone a noi vicine, che ancora non conosciamo e che potremmo conoscere. Forse potremmo permetterci di scoprire che non necessariamente l’Altro ci rifiuterà la sua conoscenza; basta essere gentili con il nostro prossimo nello stesso specifico modo in cui noi vorremmo essere trattati da lui».