Sembra quasi una burla. I dirigenti Rai, il pubblico, i giornalisti (esimi colleghi),  i social, improvvisamente, come colti da una folgorazione, hanno acquisito la consapevolezza di quanta immondizia produca la televisione di Stato e non.

Sì, improvvisamente si sono accorti che nel corso di questi show urlati , si discute di ovvietà, si parla di sesso, di diete dimagranti, di bellezza e botox, di tradimenti, qualcuno azzarda anche il fatto di cronaca eclatante con tanto di improbabili commentatori in studio. Insomma italiani, spettatori del pomeriggio, il vostro elettroencefalogramma è considerato appena un po’ oltre il piatto.

Il pomeriggio, dalla 14.00 in poi sembra che scatti l’ora X del decerebrato. Ma non è certo una novità. Non ci dimentichiamo che finanche un illustre autore come Boncompagni tanti, ma tanti anni fa, ha prodotto una trasmissione dove una serie di ninfette scosciate al punto giusto allietavano i pomeriggi degli spettatori Rai, una trasmissione che negava la sua stessa esistenza in Rai, infatti probabilmente perché infondo un po’ se ne vergognavano al punto da averla chiamata “Non è la Rai”.

Improvvisamente ci siamo svegliati tutti intellettuali dai bisogni alti e ci siamo indignati per una cosa che accade da decenni ogni giorno nel silenzio complice di tutti. Sono anni che la TV pubblica e privata si inseguono sul fronte del livellamento verso il basso con una sequela di programmi nazionalpopolari (li chiamano così).

La solita “italietta” ipocrita che sopporta tutto fino a che qualcuno la fa un po’ più grossa degli altri e si indigna. Le donne si indignano perché offese forse dal pigiamone poco sexy, gli uomini si indignano per compiacere le proprie compagne dal pigiamone poco sexy, i giornalisti si indignano perché finalmente hanno trovato un argomento per sparlare della Rai (come se non ce ne fossero abbastanza), i dirigenti Rai si indignano pur avendo consentito il format. Ma pronti a  cogliere la palla al balzo per un po’ di sano moralismo ipocrita al tempo del populismo dilagante, disposti ad avallare tutto lo stupidario di altri programmi simili forse anche peggiori.

In questo marasma di indignazione siamo tutti più felici e possiamo continuare ad accettare l’immondizia che ci propinano nel recuperato silenzio ipocrita. Tutto fino alla prossima che alza l’asticella della sopportazione oltre la soglia della decenza.

Diceva Totò: “ma mi faccia il piacere”.

Patrizia Sgambati