“La grande incertezza”: è un Paolo Sorrentino senza risposte, particolarmente schivo, quasi reticente, quello che riceve la laurea honoris causa dalle mani del magnifico rettore dell’Università Federico II di Napoli, ancora più magnifico in quella situazione.
“Ho un timore reverenziale nei confronti dell’Università. Sarà perché da giovane non mi laureai..” – accenna il regista.
Tante domande da parte dei rappresentanti dei mass media, convenuti per la conferenza stampa in un clima che ci si aspettava disteso, partecipativo, se non addirittura gioioso, visti i precedenti, giusto ventiquattr’ore prima, con un Jovanotti, diretto e prodigo di riflessioni che non si è negato a nessuno, anzi, si è dato a piene mani.
Ma, ciascuno è fatto in un modo, ciascuno ha i suoi periodi sì e periodi no, ciascuno ha un modo personale di reagire al successo: c’è chi desidera condividerlo con gli altri e chi gli altri preferisce tenerli distanti.
Tante domande, alcune preparate, altre sorte spontanee, in gran parte rimaste inevase e liquidate con monotoni: “non so rispondere”, “ci dovrei pensare a lungo: io sono uno che trova le risposte dopo una notte intera, a distanza di tempo”, “non ci casco”, “questa è una domanda insidiosa”.
Poche, essenziali, scarne, le risposte fornite.
A chi gli chiede che consiglio ha da dare ai giovani lui che è riuscito nella vita: “La fortuna è qualcosa di insondabile. Non sono in grado di dare consigli ai giovani. Posso dire che ho sempre fatto il film che mi faceva piacere fare. Prima avevo passione e paura che il film non si sarebbe fatto. Oggi invece – grazie al successo – ho la certezza che il film si farà.”
Della sua città, dice: “Napoli mi emoziona. Ricordo tutto quello che è stato. Molto di quello che ho fatto, nel lavoro, l’ho fatto qui a Napoli. Soprattutto qui. A Roma ci sono arrivato successivamente, negli ultimi tempi. Le condizioni che vive Napoli non sono facili ma qui si può riuscire comunque.”
E, a proposito di “Youth”, ovvero la celebrazione drammaticamente sarcastica e dissacrante della decadenza, all’inevitabile domanda su Diego, in considerazione del crudo riferimento, risponde: “anche io faccio parte del coro degli innamorati di Maradona. Cinema e calcio sono molto simili. Ma parlarne è noioso.”
Della Tv evidenzia che “sta diventando qualcosa di diverso, di più completo rispetto agli inizi. Cosa che è già accaduta negli altri paesi.”
E, sulla bellezza della gioventù, afferma: “I giovani li continuo a vedere goffi e bellissimi e quelli di oggi mi sembrano più intelligenti di quanto lo eravamo ai miei tempi.”
Quando gli si fa notare con quanta freddezza sia stato accolto il suo film a Cannes, dopo una pausa silenziosa, cercando una motivazione accenna: “Chi va a Cannes sa benissimo che è così che vanno le cose ed è la giuria che stabilisce i criteri con i quali viene premiato un film. Ma ci sono anche altri criteri al di fuori della critica del concorso.”
Infine, stimolato sulla eventualità di un prossimo film sulla napoletanità, commenta: “mi sembra un pessimo inizio, è insidioso. Lo hanno fatto già in tanti. Non so fare i film sulle città. Farò un film a Napoli o comunque con i napoletani non so quando però. Non so.”

Notturno

In serata, in piazza del Gesù, gran finale delle giornate dedicate al 791° compleanno della Federico II, l’ateneo laico più  antico d’Europa, con il grande concerto di Peppe Servillo ed i Solis String Quartet, con un bellissimo repertorio di canzoni classiche napoletane.

Nell’ intervista all’assessore Nino Daniele, alcune anticipazione sugli eventi “Estate a Napoli”

Teresa Lucianelli, foto e video di Raffaele Cofano