Tra gli storici palazzi napoletani sicuramente spicca, per notorietà e bellezza, quello appartenuto alla nobile famiglia dei Duchi di Serra di Cassano, famiglia di origine genovese, già presente in città in epoca medievale.

Il Palazzo sorge sulla collina di Pizzofalcone, nel quartiere di San Ferdinando sviluppatosi nel XVI secolo, quando diversi nobili napoletani vollero costruire le proprie abitazioni accanto al nascente Palazzo vicereale, nuovo centro politico del potere spagnolo.

Palazzo Serra di Cassano fu eretto nella prima metà del Settecento da Ferdinando Sanfelice, uno dei più geniali artisti del Barocco napoletano, le cui soluzioni architettoniche sono spesso movimentate da estrose e scenografiche scalinate.

Denominatore comune di molte sue costruzioni sono, infatti, le famose “scale aperte” che oltre a caratterizzare la cifra stilistica sanfeliciana, segnano il passaggio dal rigido e rigoroso palazzo seicentesco, alla  monumentale e decorata dimora settecentesca.

Nella biografia del Sanfelice, presente nella famosa opera del De Dominici, si racconta che l’architetto, per le sue stravaganti scalinate “ad ali di falco”,  si meritò lo scettico soprannome di ” Ferdinà lievat’ a’ sott’ “.

Le scale sanfeliciane, invece di essere nascoste all’interno delle strutture abitative, sono palesemente visibili e si innestano su un cortile centrale, per poi essere proiettate verso l’ingresso, divenendo espedienti scenografici che invitano i visitatori ad entrare.

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Nel caso di Sanfelice si parla di vere e proprie quinte teatrali, come dimostrano i celebri esempi di Palazzo Sanfelice (Rione Sanità) e Palazzo dello Spagnolo (Via Vergini) caratterizzati da un dinamico gioco di archi, rampe, volte e virtuosistici incroci spaziali.

Le scale del Palazzo di Pizzofalcone, a differenza delle altre progettate dal geniale architetto, non sono nè aperte nè incrociate tra loro, bensì chiuse a doppia rampa e caratterizzate dal contrasto chiaroscurale tra il nero del  piperno e il bianco del marmo carrarese che contribuisce a dare maggiore dinamicità all’imponente struttura.

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Il monumentale scalone introduce all’interno della dimora dove ancora si conservano alcune sale decorate con stucchi roccocò e mobili neoclassici. Gran parte degli affreschi sono realizzati da pittori formatisi alla bottega di Francesco Solimena, del cui entourage da giovane fece parte lo stesso Sanfelice, abile anche nell’arte del dipingere.

Il palazzo è legato soprattutto alla memoria della tragica fine del giovane Gennaro Serra, erede dell’aristocratica famiglia, giustiziato per aver partecipato alla proclamazione della Repubblica Partenopea.

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Riconquistato il trono Ferdinando IV non considerò la stretta amicizia con il  nobile casato: il 20 agosto del 1799, a soli 27 anni, Gennaro Serra salì sul patibolo eretto a piazza Mercato (palcoscenico secoli prima della tragica esecuzione dell’altrettanto giovane Corradino di Svevia), venendo decapitato davanti a una folla, che a furor di popolo, chiedeva le teste dei rivoluzionari.

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Le cronache attribuiscono al condannato un’ultima frase detta al boia: “Ho sempre lottato per il loro bene ed ora li vedo festeggiare la mia morte”.

Da quel giorno il portone principale del Palazzo Serra di Cassano, quello che affaccia dal lato di Palazzo Reale, fu chiuso in segno di lutto e di protesta nei confronti della monarchia.

, Palazzo Serra di Cassano, Napoli

Attualmente si accede al Palazzo dall’ingresso secondario, su via Monte di Dio, non molto distante dalla Chiesa della Nuziatella, per la quale, sempre il Sanfelice, fu autore di diversi progetti.

La maggior parte degli ambienti dello storico palazzo è oggi occupata dall‘Istituto Italiano degli Studi Filosofici fondato nel 1975, alla cui base vi è una preziosa e cospicua Biblioteca messa insieme grazie soprattutto al generoso contributo dell’avvocato e filosofo Gerardo Marotta che notevolmente si prodigò nel fare della prestigiosa sede, un importante centro di diffusione culturale di rilevanza internazionale.

Annamaria Pucino