Sono definiti “ottimi” i risultati ottenuti su circa quattromila persone trattate in tutta Italia con la “cura Ascierto”, che funziona su molti dei pazienti contagiati dal nuovo Coronavirus. Perciò, anche se la fase 3 non ha dato gli esiti sperati, il bilancio complessivo può ritenersi positivo perché restano importanti i numeri sulle vite salvate, oltre ai dati imponderabili.

E’ il risultato di uno studio condotto dallo stesso oncologo e ricercatore dell’Istituto Nazionale dei Tumori “G. Pascale” e dal suo collega, infettivologo e primario all’ospedale dei Colli, Vincenzo Montesarchio. La ricerca è stata pubblicata sul “Journal of Immunotherapy of Cancer“. I dati rivelano che l’anti-interleuchina-6, più comunemente nota come “Tocilizumab” o “Sorilumab”, sottocute può funzionare. Inoltre, si è rilevato come i due farmaci funzionano meglio nei pazienti che non siano intubati; ​ i livelli basali di interleuchina-6 sono cruciali e necessari nella selezione dei pazienti; PCR, NRL ed eosinofili sono biomarcatori utili per il follow-up.


Anche se gli studi di fase 3 hanno dato risultati negativi siamo convinti che l’anti-interleuchina-6 abbia un ruolo nella battaglia contro il Covid 19. Probabilmente i punti fondamentali sono la valutazione sull’interleuchina-6 sierica e il tempo di somministrazione del farmaco. Trattandosi infatti di un anticorpo monoclonale, che vuol dire alla fine monobersaglio, è chiaro che funziona solo a presenza del bersaglio, l’interleuchina 6 appunto. Se somministrato in fase troppo precoce, non si è formato ancora il bersaglio, se troppo tardiva, la citochina ha già creato il danno. Comprendere la finestra temporale ci aiuterà ad utilizzarne tutta la potenzialità. Intanto comunque, continuiamo nella nostra ricerca“.


Ad avvalorare questa convinzione espressa a una sola voce dai due oncologi ci sono le evidenze emerse presso diversi istituti italiani, che ne hanno dimostrato la chiara efficacia in pazienti con polmoniti severe e che stavano virando rapidamente verso condizioni più serie ma non intubati, con alti livelli basali di interleuchina-6 sierica, PCR, LDH, ferritina. Per la maggior parte di loro ci sono stati miglioramenti entro 24 ore, 48 ore nei casi più gravi.


Detto questo,​ crediamo che solo il vaccino o un  antivirale possano risolvere definitivamente il problema. Nel frattempo dobbiamo solo fare attenzione e ridurre al massimo il rischio di ulteriore contagio“.