Mai come in questo periodo di profonda crisi economica dovuta alla pandemia da Coronavirus, il settore orafo, la punta di diamante del made in Italy,  è incredibilmente esposto  alla contraffazione. Un danno vergognoso che in Europa vale quasi 4 mld di euro, e che solo in Italia ne vale 500 mln, con l’aggravante del fango gettato sull’arte, la creatività e la genialità degli orafi italiani. “E’ una circostanza questa per la quale le nostre lamentele partono da lontano – esordisce Salvio Pace, presidente di OroItaly, sodalizio di categoria che raggruppa quasi 200 aziende di settore – e affondano le radici non solo nella comune lotta alla contraffazione del Made in Italy in senso generale, ma ad una sorta di coniatura dell’arte del gioiello che viene da Oriente ed a Oriente ritorna“. Pace ha poi continuato: “Ciò che è emerso alla manifestazione VicenzaOro International Community Event targata Italian Exhibition Group, con le rimostranze dei settori del lusso e dell’orologeria d’eccellenza, è esattamente quello che noi andiamo dicendo da tempo, e soprattutto nel primo governo Conte quando il nostro conterraneo Luigi di Maio presiedeva il dicastero dello Sviluppo Economico“. “Con oltre 2 mld di beni contraffatti ed altri e tanti pronti ad essere immessi sul mercato europeo – ha poi concluso il presidente Pace – il settore non solo affonda, ma l’Italia rischia di perdere definitivamente il suo primato di qualità e affidabilità delle filiere produttive. Questo ovviamente è da leggersi come il tracollo definitivo dell’intero settore“. A Pace fa eco il segretario generale di OroItaly, l’economista Gianni Lepre: “In Italia il danno è di quasi 500 mln di euro, con una  perdita netta di posti di lavoro che si aggira intorno alle 3500 unità; e questo, purtroppo, rappresenta un record che il nostro Paese vanta sugli altri Stati dell’Unione“. Lepre ha poi concluso: “L’emergenza del Covid-19 ha accelerato un trend già avviato a causa della crisi economica, nel settore orafo-gioielliero come in tutto il sistema economico nazionale: la digitalizzazione. Se da un lato comporta il doversi adeguare a questioni virologiche legate alla pandemia, dall’altro la stessa digitalizzazione uccide il mercato generando, in mercati molto più spediti del nostro, dei veri e propri settore clone capaci di coprire il fabbisogno taroccando non solo il marchio, ma addirittura l’idea“. Chiude gli interventi dell’Associazione orafa il consigliere Rino Sorrentino: “Ciò che oggi manca al nostro settore è la consapevolezza del cambiamento apportato non solo dalla pandemia sanitaria ma anche e soprattutto dal digitale. Si fa fatica ad interpretare le nuove sfide che vanno affrontate in un mondo dove il settore del lusso diventa sempre più di nicchia, ma nonostante ciò, continua a dettare le regole di una economia imprevedibilmente globale“.