Onironàutica“, la personale di Nunzio Maccioni, in esposizione al Pan fino al 26 agosto, prende il nome dalla fase onirica in cui si ha coscienza di sognare. Intitolando così la propria esposizione, l’autore vuole invitare lo spettatore a scavare in se stesso.

La bellezza può scaturire anche dal prendere coscienza di chi si è, affrontando i propri turbamenti. E’ questo il messaggio del giovane artista, incontrato durante l’esposizione dei suoi quadri. Il pittore salernitano combina l’arte figurativa con l’astrattismo, ispirandosi all’action painting di Jackson Pollock. Nei suoi quadri le emozioni si fanno colore che fa emergere i volti dalla tela nuda o li dissolve nel nero di un fondo, dalla cui profondità emerge un volto fatto di schizzi di un verde “Evanescente“, quanto l’armonia data dall’unione di due colori primari e freddi, il blu e il giallo, da cui scaturisce la tonalità di cui è fatta la natura viva e matura.

In “Kintsugi” c’è un appello alla valorizzazione delle proprie ferite, fresche o cicatrizzate. Unisce l’acrilico allo stucco per rendere la tecnica giapponese, con cui si riparano gli oggetti danneggiati attraverso l’uso di colate d’oro sulle rotture. “Con il volto deturpato e ferito, metto in evidenza le parti mancanti o sfregiate, che aggiungono valore all’individuo, rendendolo persona” .

Il gesto che da sembianza, quindi identità, ai volti è “Il Bacio“, unica rappresentazione tra le opere esposte a racchiudere un’emozione. In quanto unione di anime, è energia che dissipa ogni rottura data dalle ferite della vita e squarcia con forza e fermezza il nulla, che in “Nichilismo” è esplicitato dall’artista dalla “mancanza di occhi in un volto che è segnato da un’espressione assente, perché distaccato dal mondo“.

Il volto e lo sguardo sono usati per esprimere la malinconia, che non è da intendersi necessariamente come qualcosa di malvagio o negativo. Può essere un sentimento da cui si cerca di scappare, perché indagare se stessi costa fatica e, in questo caso, la sua assenza è un vuoto che, secondo Maccioni, andrebbe esplorato e colmato. Si spiega, la mancanza di sguardi in alcuni volti che si sciolgono sulla tela di colore in colore, di sentimento in sentimento, come in “Disintegrazione“.

O, al contrario, la presenza di due sguardi diversi, opposti, uno perso nell’oscurità e l’altro ben definito, come in “Disastro“, dove lo sforzo è nel tentare di “esprimere quel dualismo interiore che è qualcosa su cui bisogna lavorare ,se si vuole ridare identità alla persona“.

Il colore è emozione, che emerge dal bianco della tela in “Dentro i miei vuoti” e ne “Il sognatore“, espressioni simili nate nella stessa fase di ricerca interiore. La voglia di spensieratezza e di abbandono alla positività non destano dalla fase onirica, in cui il sognatore è immerso, come dimostrano gli occhi semichiusi. Qui il colore prevale sul margine, che acquista, invece, importanza nelle illustrazioni, attaccate su un lungo filo appeso alla maniera dei panni che impreziosiscono il volto deturpato del cuore di Napoli, solcato dai Quartieri Spagnoli.

PAN, via dei Mille, nr 60

Onironàutica, dal 16 agosto al 2 settembre

Tutti i giorni 9:30 – 19:30 martedì escluso
Domenica 9:30 – 14:30

Ingresso libero


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