L’omeopatia veterinaria viene definita come un metodo terapeutico per prevenire, curare e alleviare malattie negli animali, usando farmaci omeopatici. Parlando però di animali viene fuori un dato interessante, ovvero la possibile confutazione che possa trattarsi di un effetto placebo; gli animali, infatti, non possono sapere di essere sottoposti a una terapia e non possono, quindi, convincersi di eventuali effetti benefici e miracolosi.

Negli ultimi anni le medicine non convenzionali (MNC) rappresentano una realtà sempre più diffusa, ma stentano comunque a decollare. Il motivo non è dovuto al fatto che esse siano meno efficaci negli animali, anzi. Gli animali generalmente rispondano meglio delle persone, e questo secondo molti veterinari è dovuto a due fattori: da una parte gli animali sono meno inquinati farmacologicamente e dall’altra possiedono un’attività cerebrale meno complessa rispetto all’uomo e perciò meno predisposta a bloccare i processi di guarigione.

Non si parla più di medicine alternative, ma di medicine che devono integrarsi per il bene dei pazienti – spiega la veterinaria pisana Francesca Pisseri, che da diversi anni usa i rimedi omeopatici per curare disturbi negli animali – . Abbiamo fatto alcune sperimentazioni con l’università di Pisa, utilizzandola per la gestione delle parassitosi delle pecore, con metodo tipicamente scientifico, che prevedeva gruppi di controllo. In una di queste prove un gruppo prendeva il rimedio omeopatico, un altro non era trattato, sul terzo si usavano i prodotti convenzionali. Il risultato è stato che le pecore trattate con i rimedi omeopatici hanno avuto risultati significativi’’.

E allora viene da chiedersi perché sono meno diffuse le cure omeopatiche in ambito veterinario. Certo il fattore culturale ha la sua importanza. Chi possiede animali di solito sente meno la necessità di curarli senza la chimica e chi lo vuol fare si trova di fronte alla difficoltà di trovare le nozioni necessarie o in alternativa un veterinario che applichi le MNC. L’antesignano degli studi omeopatici veterinari fu all’inizio del 1800 il medico tedesco Samuel Hahnemann, convinto che le malattie dovessero essere trattate con elementi che causavano gli stessi sintomi. Secondo l’omeopatia classica, un morso di serpente deve essere trattato con veleno.

Detto tutto questo l’omeopatia veterinaria funziona davvero? E quando è bene usarla? Nel mondo animale l’omeopatia è usata per curare sia patologie acute che croniche: dalla tosse ai reumatismi, passando per l’artrosi e le malattie dermatologiche, le allergie e le intolleranze con articoli scientifici relativi a casi clinici a prova dell’efficacia da dati osservabili sia sul lungo che il breve periodo. Ormai da anni l’omeopatia è usata in veterinaria riscuotendo discreto successo, guadagnandosi il titolo di medicina complementare più affermata e conosciuta, caratterizzata dal rispetto della concezione globale dell’essere volta non solo al riparo dell’organo ammalato, ma al riequilibrio dell’intero organismo.