Il 2020 sarò ricordato come un anno atipico anche nella produzione di olio extra vergine d’oliva. In base ad una elaborazione di Ismea – Unaprol aggiornata a metà novembre, Coldiretti e Aprol Campania stimano una produzione regionale di 13.689 tonnellate, con una variazione di – 12% rispetto al 2019. La Campania produce circa il 6% dell’olio extra vergine italiano, di cui la metà proviene dalla Puglia. La stima risente di diversi fattori e potrà essere aggiornata, poiché la raccolta è ancora in corso e in alcuni casi proseguirà fino a gennaio. Infatti l’annata olivicola è stata molto particolare per ragioni climatiche, con un’abbondanza di frutti, anche grazie alla minore incidenza dei danni da mosca olearia, ma con una riduzione della resa produttiva di circa il 20%. Quindi molte più olive, ma meno olio. In compenso la qualità è assolutamente eccellente.

In base alla distribuzione degli oliveti in Campania – spiegano Coldiretti e Aprol – è possibile stimare la produzione anche per singola provincia. Il Salernitano si conferma come il territorio principe con oltre il 50% della produzione regionale per circa 8.000 tonnellate di extra vergine. Segue il Sannio beneventano che sfiora il 20% della produzione regionale per quasi 2.700 tonnellate. C’è poi il Casertano, dove si produce circa il 12% regionale per quasi 1.700 tonnellate di olio. Ad un’incollatura c’è l’Irpinia con quasi 1.600 tonnellate prodotte. Chiude il Napoletano – prevalentemente nella penisola Sorrentina – con il 3% della produzione regionale e oltre 400 tonnellate di olio. Il valore complessivo della produzione campana 2020 supera i 100 milioni di euro.

“È un’annata che si farà ricordare – sottolinea Francesco Acampora, presidente di Aprol Campania, la principale organizzazione di produttori olivicoli – ma che conferma lo stato di salute del comparto. C’è ancora tanto lavoro da fare soprattutto nell’informazione. Noi siamo al fianco degli agricoltori in tutte le fasi produttive, dalla pianta al frantoio. Ma la percezione della qualità dell’olio extra vergine prodotto sul territorio ha ancora ampi margini di crescita. Ci sono ancora molti luoghi comuni da sfatare e vere fake news da smentire, a partire dalla piccantezza dell’olio che alcuni ancora confondono con un difetto, mentre invece indicano un alto contenuto di polifenoli. Sulle qualità dei polifenoli, antiossidanti, antitumorali e barriere contro le malattie cardiovascolari, Aprol ha molti progetti in corso. E proprio in un momento di emergenza sanitaria mondiale, invitiamo i consumatori a scegliere l’olio extra vergine d’oliva della Campania come regalo di Natale. Regalare un olio di alta qualità significa donare un’emozione, un beneficio salutistico, un sostegno alla nostra agricoltura e al nostro paesaggio.”

La Campania possiede oltre 74 mila ettari coltivati ad oliveto, di cui il 5% circa con metodi di produzione biologica. Le principali varietà olivicole campane sono: l’Ogliarola, la Marinese e la Ravece in provincia di Avellino; l’Ortice, l’Ortolana e la Racioppella in provincia di Benevento; l’Asprinia, la Tonda, la Caiazzana e la Sessana in provincia di Caserta; l’Olivo da olio (detta anche Cecinella o Minucciolo) in penisola Sorrentina, Napoli; la Rotondella, la Carpellese, la Nostrale, la Salella, la Biancolilla e la Pisciottana in provincia di Salerno. A queste autoctone vanno aggiunte varietà come il Leccino e il Frantoio, che pur non essendo autoctone sono presenti da lungo tempo in varie zone della regione. In Campania sono cinque le Dop: Cilento, Colline Salernitane, Irpinia – Colline dell’Ufita, Penisola Sorrentina e Terre Aurunche.