Usb Campania ha organizzato un sit-in che si è tenuto oggi a Napoli, con l’obiettivo di manifestare la propria contrarietà all’ipotesi di un contratto Dad perché ”mortifica ulteriormente il lavoro degli insegnanti, triplicato con la didattica a distanza”, ma anche portare l’attenzione sui temi della sanità, della scuola, dei servizi educativi e del trasporto locale. La protesta scende in piazza nel giorno in cui in Campania tornano a scuola i bambini delle scuole dell’infanzia e delle prime elementari dopo oltre un mese di didattica a distanza. 

Secondo il sindacato Governo e Regione ”non hanno programmato investimenti né misure organizzative adeguate per ampliare gli spazi e gli organici del personale scolastico con assunzioni stabili; per potenziare i trasporti pubblici; per assumere stabilmente medici e infermieri per compensare più di un decennio di tagli al Servizio sanitario nazionale; per predisporre, attraverso le Asl, screening gratuiti di massa e un sistema di tracciamento dei contagi funzionale e sostenibile”.

Il sindacato ritiene che la decisione della Regione Campania di chiudere le scuole ”dopo appena due settimane, unici in Europa e in Italia, è stata la soluzione più semplice ed economica per tentare di arginare il collasso del sistema sanitario già minato da politiche decennali di smantellamento del diritto alla salute, culminate nella chiusura di molti ospedali su tutto il territorio campano, a cui si aggiungono i disservizi nel trasporto pubblico locale”. Stop alla didattica in presenza che – afferma l’Usb – ”è il frutto dell’incapacità del governo regionale. De Luca e la sua giunta invece di dare spettacolo sui social dovrebbero dimettersi subito. In una regione come la Campania in cui il 38 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora, la didattica a distanza aumenta il rischio dispersione e approfondisce le disuguaglianze. Noi – conclude l’organizzazione sindacale – ribadiamo il ‘no’ alla didattica a distanza che non potrà mai sostituire la relazione educativa”