L’Officina delle parole, laboratorio di scrittura creativa di Vincenza Alfano, presso Iocisto, la libreria di tutti, non va in vacanza. Ogni settimana potrete leggere e votare un racconto a tema estivo, decretando, con i vostri like, il migliore a cui andrà la targa Napoliflash24h estate.

Buona lettura e ricordate di esprimere le vostre preferenze! 

CARTOLINE

LUCIO RUFOLO 

Tutto ebbe inizio con l’imprevedibile arrivo a villa Leoncini di una cartolina illustrata spedita da Panarea.

Fabrizio Maria Leoncini, conosciuto in città come l’Adone di Posillipo, era tormentato dalla gelosia della moglie Clarice Lombardi di Torricella. Un sentimento assolutamente immotivato, perché la fedeltà di Fabrizio Maria nei confronti della moglie non era  mai stata messa in discussione. Eppure Clarice tornava ogni volta furiosa dalle feste al circolo nautico per le attenzioni che signore di ogni età rivolgevano al suo consorte. Vederle mettersi in fila per fare un ballo con lui era motivo valido e sufficiente per la riaccensione della sintomatologia dolorosa della sua ulcera duodenale. Avevano entrambi quarantacinque anni ma il tempo era stato fin troppo clemente solo con Fabrizio, che conservava inalterato il vigore e la bellezza di  uno splendido ventenne.

Il dottor Leoncini, come veniva chiamato sul posto di lavoro, era il vice-direttore commerciale nell’azienda vinicola di proprietà dei Lombardi di Torricella. La moglie, che ne era l’amministratore delegato, aveva preferito lasciare nel ruolo di direttore un vecchio zio paterno, nonostante l’evidente stato confusionale del vegliardo, per mantenere in condizioni di soggezione il fascinoso consorte. E al riguardo soleva ripetergli: << Senza l’aiuto economico della mia famiglia, villa Leoncini sarebbe finita nelle mani degli usurai, ai quali tuo padre buonanima, incallito giocatore e donnaiolo, si rivolgeva per finanziare i suoi vizi>>.

I loro comuni amici più cari concordavano all’unanimità sul fatto che Fabrizio fosse un marito esemplare, tutto casa e azienda. Non poteva, infatti, sentirsi responsabile se una bella signora, che portava un alano al guinzaglio, avendo incrociato in via dei Mille i coniugi Leoncini, per poter ammirare a lungo Fabrizio fosse finita contro un palo. Sul posto giunsero per soccorrere la sventurata due vigili urbani in motocicletta e un’autoambulanza. Eppure in quella circostanza Clarice gli fece una memorabile scenata di gelosia, quando seppe che molti a Napoli avevano fatto un terno giocando al lotto tre numeri,  corrispondenti alla femmina sgargiante, al bell’ommo e alla caduta. Clarice gli disse: <<Sei entrato nella mitologia del popolino. Vergognati!>>, mentre lanciava per terra l’antico e prezioso vaso di ceramica veneziana che Fabrizio le aveva regatato per il suo onomastico.

Come se non bastasse il presente, Clarice era gelosissima anche del passato del suo consorte. In particolare, gli rimproverava il suo fidanzamento in epoca tardo adolescenziale-giovanile con Fiammetta Turturuccio di Cantelmonte, di grande bellezza fisica che il tempo non aveva minimamente scalfito.

Quella mattina di luglio, verso l’ora di pranzo, Antonio, il custode di villa Leoncini, appena vide Fabrizio intento a parcheggiare l’auto, gli si avvicinò e gli disse: << Dottore, fate attenzione. Vostra moglie poco fa ha ritirato la posta e sopra c’è l’inferno>>. Fabrizio si chiese che cosa fosse successo. Appena entrato in casa, si rese conto che non era l’usuale sfuriata della consorte. Clarice gli corse incontro, gridando: <<Adesso la tua ex è così sfacciata da inviare per posta le manifestazioni dei suoi ardori. Oggi, Fabrizio, te ne vai da questa casa per sempre! Non posso tollerare oscenità di tal genere. Vergognati>>.

Fu la fedele cameriera Antonietta a indicargli sulla tavola della sala da pranzo una cartolina sgualcita. Quattro immagini in bianco e nero e la scritta saluti da Panarea ne indicavano la provenienza. Sul retro era scritto con inchiostro rosso  “Mi mancano da morire  i tuoi baci, amore mio carissimo! Fiammetta”.

Un francobollo da 50 lire e il poco visibile timbro postale con la dicitura 18-7-1993 fecero capire a Fabrizio che l’arrivo di una cartolina spedita 25 anni prima avrebbe potuto incrinare per sempre il suo legame coniugale. Fabrizio pregò Antonietta di avvertire la consorte del grosso equivoco. “Signo’, non è robba fresca!” fu la felice espressione della loro fedele collaboratrice che fece ritornare il buonumore all’infuriatissima Clarice.

Ben presto la notizia dell’arrivo di una cartolina con 25 anni di ritardo fece il giro della città. Ne parlarono diffusamente i maggiori quotidiani nazionali. Fabrizio fu anche intervistato dal TG 1. Al giornalista che gli chiedeva che cosa avesse provato a riceverla dopo tanto tempo, Fabrizio rispose: <<Quando inviate una cartolina scrivete solo saluti, non saluti e baci. Saranno più tranquilli chi la spedisce e soprattutto chi la riceve”.