Nessuno si salva da solo e a volte la salvezza può arrivare dal basso

È un romanzo di speranza “081” di Luca Delgado, edito da Homo Scrivens casa editrice partenopea di Aldo Putignano.

Luca Delgado

Luca Delgado

La salvezza, quella possibile, arriva da un emarginato, un senza fissa dimora, un clochard, un barbone, che ha un nome antifrastico: si chiama Felice.

C’è un cadavere penzolante attaccato a una corda

Con questo incipit cupo e ricco di suspense Luca Delgado c’introduce nell’atmosfera noir del suo romanzo. Da pochi giorni in libreria, è già alla seconda ristampa quella che può definirsi una prova narrativa sorprendente per la sua cifra stilistica inconfondibile.

Delgado fa fatica a mantenersi nei confini del genere thrilling, che pure sembra preferire, le tinte noir si mescolano  alla vena sentimentale, al carattere del romanzo sociale e di formazione. Il linguaggio della prosa si contamina con la poesia e la tragedia antica. E in un romanzo che sembra stare stretto dentro la sua forma, si dipana la storia di personaggi eccezionali nella loro ordinarietà.  Eroi tragici danno voce a personaggi deprivati di qualsiasi eroismo e per questo profondamente veri.

Lo sguardo di Luca Delgado si abbassa per contemplare il dolore di Felice e dei suoi compagni di vita che vivono raminghi ed emarginati nel ventre caldo di Napoli. La Napoli bassa del centro antico, esoterica, gotica, misteriosa.

Con una scrittura accurata e sincera Delgado ci costringe a guardare dove non vorremmo, nell’indolenza dei loro gesti, nell’abbandono dei loro corpi. Emarginati da chi? Da noi, da tutti, da loro stessi, quando hanno deciso che non valeva la pena di continuare a faticare per trovare il proprio posto nel mondo.

Dalla diperazione alla perdità d’identità, fino a una possibile resurrezione: questo il senso di una ricerca che coinvolge non soltanto Felice ma i due amanti, Elena e Maurizio, persone all’apparenza normali, che vivono la tragicità di una storia d’amore impossibile. E l’impossibilità fino alla negazione porta Elena a interpretare sulla scena il personaggio di Fedra in una ripetizione all’infinito, dove la persona si sfalda e sconfina nel personaggio. Le parole antiche di Fedra sembrano le più adatte a esprimere il suo dramma. Il personaggio racconta la persona.

Difficilmente prevedibili i colpi di scena di un trhiller in cui l’investigazione sembra avviata prima ancora che l’omicidio avvenga, dove ogni personaggio potrebbe essere la vittima o l’assassino.

Il lettore s’imbatte nell’effetto straniante abilmente ricercato e il punto di vista si sposta, l’oggetto diventa soggetto.

Bisognava soffermarsi a guardarlo per accorgersi di lui, mettere a fuoco, osservare con attenzione. Decise che questa sarebbe stata la volta del barbone immobile, quello che se ne sta appoggiato a un muretto con lo sguardo fisso e con un pensiero vischioso a zigzagargli nella testa. “Che cazzo ti succede?” Felice, che aveva cercato di rimanere invisibile divenne visibile in un attimo.

È Felice che adesso guarda: guarda Elena di cui è invaghito, guarda la sua storia d’amore con Maurizio, guarda la nostra storia, la nostra indifferenza, mentre noi voltiamo lo sguardo. Ma il suo sguardo è senza condanna.

Invisibile come un angelo Felice attraversa la vita di Elena senza che lei se ne accorga. È un traghettatore di anime, nonostante la sua condizione di perdente.

La salvezza è dunque un ritorno.

081 è la storia di vagabondi che ritrovano la strada di casa ciascuno a modo suo ma con l’aiuto di una mano invisibile. Perché nessuno si salva da solo.

Enza Alfano

Video intervista all’autore