‘O Casanduoglio

Un vocabolo anglofono o campano nella lingua napoletana dell’ ‘800?

Chi non ricorda la mitica scena di Totò in “Miseria e Nobiltà”?

– Pasquale: Felì qua ci sta il mio paltò ; prendilo e portalo allo Charcutier qui alla cantonata.

– Felice: E chi è questo sciaqquittiello??!..

– Pasquale: Charcutier… il bottegaio… il pizzicagnolo, và !

– Felice: Ah, il Casanduoglio? E parla bene, no?

L’antica salumeria napoletana, che nella commedia in francese verrebbe ‘o Charcutier, è qui detta del “Casanduoglio”, generalmente il salumaio, termine in uso nell’ ‘800 napoletano.

Casanduoglio da “Cheese and oil”, letteralmente “caso e olio”, dove caso sta per formaggio (dal latino, caseu(m), che significa propriamente «cacio», formaggio fatto con latte di vacca, pecora o capra cagliato, salato e fatto seccare in forma).

Si può facilmente immaginare che una insegna di negozio con tale scritta si trovasse all’epoca facilmente presso le stradine del Porto, dove sbarcavano i marinai inglesi, irlandesi, scozzesi, dalle navi commerciali..

‘O Casanduoglio era un negoziante che, nella sua bottega, vendeva soprattutto formaggio (‘o caso) e olio (ll’uoglio). Inoltre, nel suo negozio era possibile trovare al prodotti, come legumi, aringhe, salsa di pomodoro, salumi, vino e sapone.

Di solito, ‘o casanduoglio preparava la colazione o il pranzo per gli operai del quartiere, che ospitava su banchetti di legno sui quali serviva una gustosa zuppa di fagioli o del casatiello.

Il casatiello non si chiama così senza motivo, il “caso” è appunto il formaggio in napoletano e in questa prelibatezza se ne fa abbondante uso.

casatiello

Alcuni fanno risalire il nome da “casadduoglio” derivante da casali con terreni coltivati ad olivi che nel Cilento si trovavano in abbondanza.

Lasciamoci con una vecchia filastrocca al riguardo:

‘A ‘nzalata è senza ll’uoglio
e chiammammo ‘o casadduoglio,
casadduoglio ‘e gghiuto ‘a Messa
‘e cu’ quatto principesse,
‘e cu’ quatto cavallucce,
musso ‘e vacca e musso ‘e ciuccio.

di Carlo Fedele