Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 21 gennaio sull’assegnazione ai comuni dei contributi per gli investimenti in progetti di rigenerazione urbana, sono stati definiti i parametri che permettono interventi mirati.

Questi fondi sono pensati per combattere la marginalità e il degrado sociale, due fenomeni causati dalla vulnerabilità che affligge le comunità moderne, soprattutto nei territori dove c’è un’alta densità abitativa. In altre parole, i Comuni sono chiamati a intervenire attraverso la mobilità sostenibile, gli interventi di ristrutturazione edilizia degli immobili pubblici, la demolizione delle opere abusive, la manutenzione e il riuso di aree e di edifici pubblici, così da provare a combattere delle povertà che rischiano di cronicizzarsi. Alcuni dei fenomeni da cui emerge il legame tra questioni ambientali e povertà sono gli andamenti simili con cui peggiorano o migliorano alcuni dati, relativi ai redditi bassi, al tasso di disuguaglianza, ai saldi migratori, all’abbandono scolastico. Laddove le questioni ambientali non si risolvono, le conseguenze maggiori ricadono sui cittadini che sono privi, del tutto o in parte, delle possibilità monetarie o di un bagaglio culturale per difendersi. I luoghi in cui tali questioni sfociano in veri reati sono gli stessi nelle cui comunità si assiste a fratture sociali. La Campania è la regione più fragile d’Italia, stando al rapporto “Territori civili“, pubblicato lo scorso novembre e promosso da Caritas e Legambiente, per indagare da un lato il legame tra degrado e povertà, e dall’altro l’utilità che possono avere le buone prassi di un’economia di comunità. Per ridurre le diseguaglianze e rendere i luoghi comuni più abitabili per tutti, nel rapporto, uscito a cinque anni dalla Laudato sii di Papa Francesco, si chiedono azioni economiche che non distruggano le risorse ambientali. E’ questo il primo passo verso una “economia circolare”, che, ponendo l’uomo al centro dei fenomeni comunitari, ambientali ed economici, tende alla produzione non tanto del profitto, quanto dei benefici ambientali e sociali. A questi ultimi tendono anche l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e, a livello nazionale, il dpcm di metà marzo. I Comuni hanno tempo fino al 4 giugno per presentare domanda. Al fine di rafforzare il tessuto sociale, lo Stato mette a loro disposizione risorse per 8,5 miliardi di euro. Per le comunità locali dai 15 mila ai 50 mila abitanti sono disponibili fino a 5 milioni di euro; il doppio è riservato ai centri abitati che hanno dai 50 mila ai 100 mila abitanti; alle città capoluoghi di provincia o sede di città metropolitana sono stati stanziati fondi per 20 milioni di euro.

Salvo successivi decreti che vadano a modificare quello pubblicato a metà marzo, da quest’anno e fino al 2034, triennio dopo triennio, i finanziamenti dovranno permettere una rivoluzione verde che abbia un impatto positivo sulla vita delle comunità, rendendo le città più accoglienti e vivibili.