Un cucciolo di Alpaca è stato l’ultimo arrivo allo Zoo di Napoli. La piccola è di colore marrone proprio come la mamma e la sorella. Questa notizia di “cronaca rosa” va ad aggiungersi alle numerose altre, perché infatti, tante sono state le nascite avvenute nella struttura zoologica partenopea. Ogni stagione ha portato le sue buone nuove tra molte specie, come cervi, antilopi, istrici, ecc.

Tuttavia un’altra funzione altrettanto importante del parco è rappresentata dall’accoglienza di quegli animali, che arrivano allo zoo dopo essere stati sottratti a condizioni di detenzione non idonee, come per esempio Harley, un bellissimo esemplare di femmina Serval o gattopardo, un felino di medie dimensioni che ha come habitat naturale la savana africana.

Il gatto selvatico è venuta ad unirsi a Roy, suo nuovo compagno e già ospite del parco. La storia di Harley purtroppo non è unica ne rara: l’animale proviene da un centro di recupero europeo che l’ha sottratto ad una cattiva situazione di detenzione, per affidarla poi allo Zoo di Napoli. Dunque, Harley si aggiunge ad altri ospiti del parco, come la pantera Moro, la famiglia dei Macachi, il caracal Akille, il gruppo di falchi nella grande voliera e molti altri animali che hanno trovato nel giardino zoologico partenopeo una nuova casa dove vivere dopo essere stati sottratti a commercio illegale o a inappropriate condizioni detentive per il benessere degli animali.

Il processo riproduttivo delle specie, così come quello di preservazione sono due delle missioni principali del parco, infatti,  quello che non molti sanno è che lo zoo di Napoli è da anni diventato un importante centro di conservazione.

Dal 2013, quando il parco è ripartito con la gestione attuale, ci sono stati tutta una serie di cambiamenti per avvicinare lo zoo a quello che è il modello europeo e mondiale di un centro di ricerca e conservazione. Il concetto e ruolo dello zoo sono cambiati rispetto a quello che aveva nei decenni passati ora è un luogo di ricerca e di conservazione e quindi non è più il posto diseducativo che è stato in passato. Lo zoo collabora anche con istituzioni come università e centri di ricerca, per gestire le popolazioni di animali ospitati in cattività all’interno delle strutture zoologiche europee e mondiali. Ci sono una serie di programmi di reintroduzione delle specie il cui habitat sta scomparendo. Questa infatti, è una delle maggiori cause di estinzione di una specie: la distruzione dell’habitat. Quello che gli zoo cercano di creare è una sorta di arca di Noè, per conservare la genetica della popolazione, facendo aumentare i numeri degli esemplari all’interno dei parchi, per poi provare a reintrodurli in natura. Tutti vorremmo vedere questi animali nel loro habitat naturale, ma questi ambienti si stanno perdendo proprio a causa dell’effetto antropico e così attraverso gli zoo ci impegniamo a conservare le specie e la loro diversità”. Ha spiegato Fiorella Saggese, curatore zoologico del parco nel corso di un intervista concessa a Napoliflas24.

In un momento storico in cui l’effetto delle attività umane sta cambiando e pregiudicando l’habitat di molte specie animali a livello planetario, istituzioni come il giardino zoologico partenopeo diventano sempre più prezioseIl parco, oltre ad essere un centro di fervente ricerca e conservazione, con una politica di reintegrazione degli animali nel loro ambiente, può attualmente vantare circa 409 animali, una vasta varietà di specie, tra cui molte razze in via di estinzione, e una altrettanto grande varietà botanica. Tra le tante specie che i visitatori possono ammirare, in un setting che risponde al massimo al fabbisogno degli animali, ci sono, oltre agli animali già menzionati, leoni, samiango, lemuri, alcuni esemplari di tigre, pappagalli, binturong, numerosi erbivori fra cui cammelli, zebre e cervi pomellati. Varie le specie di uccelli presenti, fra cui emù e struzzi, oltre a gru coronate, fenicotteri rosa, pellicani e cicogne. (http://www.lozoodinapoli.it).

Un importante esempio di conservazione, appunto, è il lavoro svolto con  le tigri, in particolare con due rarissimi esemplari di tigri di Sumatra, oramai estinte nel loro habitat naturale, che rappresentano uno dei tanti fiori all’occhiello dello parco zoologico, come testimonia questa breve video-intervista di Viaggichannel, gentile concessione dell’ufficio stampa dello Zoo di Napolihttps://youtu.be/fTLvwklvyV0

L’attività del parco zoologico di Napoli mira sempre a incrementare il benessere degli animali, per sostenere la ricerca, la conservazione delle specie e per accrescere la piacevolezza e lo scopo educativo delle visite allo zoo. Tutto questo grazie ad un’ottima squadra di veterinari, zoologi, keeper, guide e animatori, tutti motivati dal grande amore per gli animali e dalle gratificazioni che solo loro sanno dare. La professionalità dello staff e gli arricchimenti ambientali, sono i fattori determinanti del successo del programma di ricerca e conservazione, provato dalle nascite di tanti animali in cattività, che vanno ad aumentare così le possibilità di sopravvivenza delle specie e di reintegrazione nei loro habitat laddove sia possibile.

Conosciamo il nuovo e splendido Zoo di Napoli: intervista a Fiorella Saggese curatore zoologico