Il deludente documento finale del recente deludente G20 di Shangai è una sintesi perfetta dell’ assenza di coraggio e di iniziative nelle politiche economiche proposte dalle grandi potenze mondiali.

Nonostante la contrazione dell’interscambio commerciale (-1,1% dei G20) e la deflazione in corso nell’area Euro (inflazione su base annua pari a -0,2%), il documento ripropone le solite ricette trite e ritrite ispirate dalla logica neoliberista e del rigore, recependo le raccomandazioni franco-tedesche e cinesi, di non mettere in atto politiche di sostegno della domanda, e di evitare di usare la politica monetaria per le svalutazioni competitive delle montee.

La ripresa dell’economia mondiale dovrà ancora essere affidata ai programmi di riforme che mirino a migliorare la produttività in ciascuna nazione; si tratta della solita ricetta adottata negli ultimi anni, nonostante essa non abbia prodotto alcun miglioramento dell’economia dopo la crisi del 2007.

Per l’Italia il documento finale ribadisce l’esigenza di ridurre la disoccupazione rendendo più flessibili le assunzioni ed i licenziamenti, introducendo procedure legali più prevedibili e meno costose, e operando il riequilibrio della protezione dal posto di lavoro al reddito del lavoratore. In termini più chiari, la ricetta delle grande potenze economiche per il nostro paese è rilanciare l’economia ancora mediante la riduzione del costo del lavoro tramite l’introduzione di un salario minimo e la facilità di licenziamento e di assunzione.

Nulla di buono, quindi, per l’Italia e per il Mezzogiorno dove le ricette economiche degli ultimi anni si sono dimostrate inefficaci; i programmi di riforma non hanno avuto impatti positivi significativi sulla crescita della produzione e dell’occupazione, in presenza di tagli delle spesa pubblica, tanto che tra il 2000 ed il 2013 il Sud Italia è cresciuto la metà di quello greco, e la disoccupazione giovanile è quasi al 50%.

Puntare ancora sulla flessibilità del lavoro, cioè sulla libertà di licenziamento, in presenza di una riforma del sistema pensionistico con riduzione dell’età pensionabile non ridurranno in alcun modo la disoccupazione giovanile in assenza di programmi pubblici di sostegno della domanda.

Purtroppo senza il coraggio delle idee le prospettive per il Sud Italia continueranno ad essere estremamente cupe.

Per quesiti e consulenze in materie di macroeconomia e mercati finanziari scrivere a viki0@yahoo.it

Vincenzo Di Vita