C’è un famoso detto popolare napoletano che dice di “non sfruculiare ‘a mazzarella e San Giuseppe”.  Il detto si riferisce ad un prezioso oggetto, riconosciuto ufficialmente come reliquia dalla Chiesa cioè il bastone si San Giuseppe che dalla prossima Pasqua sarà esposto Chiesa di San Giuseppe de’ Nudi.

Secondo l’iconografia cristiana e le testimonianza dei Vangeli, San Giuseppe è sempre descritto come un un uomo anziano estremamente buono e gentile, paziente ed umile con tutti. Inoltre, il santo viene spesso raffigurato con un bastone di legno, ad indicare la sua età avanzata rispetto alla consorte.

La storia del bastone del Santo e del suo arrivo a Napoli è un misto di storia, fede, tradizioni, cultura popolare e leggende.

 

L’antica reliquia, cioè, il suddetto bastone, che usò nella lunga strada che lo condusse a Betlemme, è ora preservata in una teca di legno e vetro, ben illuminata,  nelle sale dell’Arciconfraternita di San Giuseppe de’ Nudi.

Il prezioso oggetto venne portato a Napoli da un celebre cantante castrato d’inizio ‘700, Nicolò Grimaldi in arte Nicolini, famoso a Napoli, Venezia e Londra, che l’aveva ricevuta in Inghilterra, in circostanze alquanto misteriose: secondo gli archivi della fondazione Grimaldi, una versione della storia infatti suggerisce che nel 1712, grazie ai favori di cui godeva presso la corte inglese, riuscì a salvare dalla condanna a morte un suo conoscente, Richard Hampden. La madre di quest’ultimo, per sdebitarsi con Grimaldi, gli donò la reliquia del “bastone di San Giuseppe”, che la sua famiglia custodiva da secoli dopo essere stata portata in Inghilterra dai primi crociati di ritorno dalla Terra Santa.

Tuttavia, secondo un’altra versione invece, Grimaldi lo acquistò da alcuni truffatori che lo “spacciarono” per il bastone di legno appartenuto a San Giuseppe, utilizzato per accompagnare Maria alla Grotta di Betlemme, e che servisse anche a scacciare il maligno dal corpo dei posseduti. Da altri racconti dell’epoca invece Grimaldi l’avrebbe acquistato a Londra ad un’asta. Quello che è certo è che il “bastone di San Giuseppe” giunse a Napoli grazie al cantante napoletano.

 Nicola Grimaldi, una volta entrato in possesso della reliquia, la custodì nella sua cappella privata situata all’interno di palazzo Como, nei pressi della chiesa di San Giuseppe a Chiaia. Ogni anno, il giorno della festa di San Giuseppe, si organizzava una grande festa che durava ben 8 giorni, con bancarelle, cerimonie e riti religiosi che attiravano in massa la popolazione in strada. In quella occasione, Grimaldi per tutti gli 8 giorni esponeva il “bastone di San Giuseppe”. Nonostante avesse messo dei custodi a sorvegliare la preziosa reliquia, era difficile arginare il fanatismo dei fedeli che facevano il possibile per toccarla, riuscendo spesso a “conquistare” qualche piccola scheggia del legno. Una delle leggende  vuole che nella confusione generale, un servitore di Nicolini, il veneto Andrea Musciano, usava dire “no sfregolar la massarella” che, in breve tempo, divenne “nu’ sfruculià ‘a mazzarella ‘e San Giuseppe, che poi in seguito per estensione diventò un ammonimento a non infastidire qualcuno che se ne sta per i fatti suoi. Di anno in anno, comunque il legno del bastone perdeva pezzi tanto da essersi molto ridotto e quindi fu deciso di darlo in custodia all’Arciconfraternita di San Giuseppe dei Nudi.

Il cantante, in punto di morte, affidò la reliquia al cognato, Nicola Fago, chiedendogli di tutelarla in ogni modo, ma alla fine il Tribunale decise di affidarla alla congregazione di San Giuseppe de’ Nudi che se ne sarebbe presa costante cura.

Correva l’anno 1732 e, da quel momento, la “mazzarella di San Giuseppe”  è stata raramente esposta al pubblico, infatti la reliquia ha visto la luce nella sala di via Mancinelli 14 della congregazione, per la prima volta dopo moltissimi anni lo scorso 19 marzo, e troverà poi la sua ubicazione ufficiale e definitiva a Pasqua nella Chiesa di San Giuseppe de’ Nudi.

La sede della congregazione e la Chiesa di San Giuseppe de’ Nudi possiedono anche una quadreria che comprende oltre 130 dipinti con opere del Parmigianino, di Luca Giordano, di Andrea Vaccaro e una raccolta di reliquie e parametri sacri.