“USURA E ANATOCISMO BANCARIO: IL PRIVATO E LE AZIENDE INTRAPRENDONO LA CROCIATA DEL RISARCIMENTO”.

La banca come comune denominatore di due fenomeni distinti con destinatari diversi: le aziende da un parte ed il privato dall’altra.

IL FENOMENO DELL’USURA BANCARIA

L’usura, come noto, è la pratica consistente nel fornire prestiti a tassi di interesse elevati considerati illegali e socialmente riprovevoli. Più precisamente, è definito usurario il tasso di interesse sulle operazioni di finanziamento che supera le soglie stabilite dalla legge. La materia è disciplinata, oltre che dall’art. 1815 c.c., dalla legge 7 marzo 1996 n. 108, la quale ha, altresì, modificato l’art. 644 c.p. che disciplina il reato di usura; nonché dalla legge 28 febbraio 2001 n. 24 di conversione del D.l. 29 dicembre 2000 n. 394 e dalla legge 12 luglio 2011 n. 106 di conversione.

Ogni trimestre vengono rilevati i cosiddetti tassi soglia ossia i tassi oltre i quali l’interesse diventa illegale poiché usurario.

L’usura bancaria può essere rilevata facilmente confrontando il tasso applicato dagli istituti di credito nei confronti dei clienti in base al tipo di operazione finanziaria. Quindi, in alcune circostanze, è sufficiente verificare quanto dichiarato dalle stesse banche al momento della sottoscrizione delle relative condizioni contrattuali.

In ogni caso, per determinare se vi sia usurarietà da parte delle banche nell’applicazione dei tassi di interesse, diviene determinante valutare quali oneri vadano inclusi per il raffronto con il tasso soglia. Quindi è opportuno domandarsi se vanno calcolati solo gli interessi convenzionali? anche le penali e le spese connesse all’operazione? anche gli interessi moratori possono essere usurari? ed in tal caso, valutati separatamente o occorre sommare il tasso convenzionale con il tasso di mora?

Le difficoltà di valutazione circa l’esistenza dell’usura bancaria attengono proprio a tali questioni, per le quali si rinvia ai singoli post in tema proprio di Usura Bancaria: non si tratta, quindi, tanto di una questione di conteggio quanto piuttosto di una valutazione giuridica di cosa vada considerato e cosa vada ignorato.

Cosa è cambiato dal 9 Gennaio 2013?

La Corte di Cassazione con la storica sentenza n. 350/2013 ha finalmente esteso il concetto di usura a quella categoria di interessi che, fino a quel momento, erano sempre stati esclusi dalla valutazione ai fini della valutazione del tasso soglia usura.

In sintesi, la citata sentenza stabiliva che anche gli interessi di mora (quegli interessi che si sostituiscono o talvolta si sommano a quelli dovuti come remunerazione alla banca – cosiddetti interessi compensativi) dovessero essere considerati al fine della valutazione complessiva dei tassi applicati al cliente da parte della banca. Nel caso in cui, dalla valutazione anche di questi tassi di interesse (moratori) fosse emerso che le banche avessero “promesso” dei tassi superiori al tasso soglia, allora si applicava quanto previsto in ragione delle citate norme civili e penali, ossia nessun interesse deve essere corrisposto alla banca la quale, anzi, dovrà restituire quanto percepito a quel titolo dal cliente.

Successivamente, con la successiva sentenza n. 602/2013, la Corte di Cassazione aggiungeva che i tassi possono divenire usurari anche in corso di rapporto di finanziamento fotografando il fenomeno dell’usura non solo e non più come patologia genetica del rapporto, ma anche come sopravvenienza.

In questo modo le considerazioni fatte sull’usurarietà dei tassi e le relative conseguenze già descritte coinvolgevano non solo i rapporti che nascevano come usurari, ma anche quelli che lo diventavano nel corso del rapporto anche se originariamente non vi erano problemi.

Ciò che già rappresentava un buon punto d’arrivo in ambito d’usura bancaria è poi stato utilizzato dalla Corte d’Appello di Venezia come punto di partenza, ovvero spunto, per ampliare la gamma d’interventi ed operatività nel settore usura tanto che con la sentenza n. 342/2013 essa ha esteso l’applicazione di quanto stabilito dalla Cassazione a tutte le obbligazioni, esulando dal mero mutuo, estendendo, in questo modo, il recupero degli interessi a molte altre tipologie contrattuali quali: mutui fondiari, finanziamenti (di qualunque sorta), finanziamenti a fronte di cessione del quinto di stipendio/pensione, leasing e operazioni creditizie in genere.

La Corte d’Appello di Milano, con la sentenza n. 3283/2013, specifica altresì che nel computo delle somme atte a definire la soglia usura deve essere inserita anche la polizza assicurativa accesa quale garanzia di rimborso sul mutuo (in particolare le operazioni di mutuo quali finanziamenti contro cessioni del quinto). Ciò che rileva, in ogni caso, è il criterio di collegamento esistente tra l’operazione di finanziamento e la polizza che le banche obbligano a firmare.

La soglia del tasso usura è un valore determinato ex lege che legittima la richiesta ed il pagamento di interessi sino alla misura così individuata, ed ove nei fatti esso venga superato è procedibile la richiesta di restituzione delle somme indebitamente pagate .

Documentazione richiesta per la verifica preliminare:

– contratto di mutuo/finanziamento

– piano di ammortamento

– Documento di sintesi annuale

IL FENOMENO DELL’ANATOCISMO

Come ormai noto perché riportato in molti articoli sulla materia, l’anatocismo è l’applicazione degli interessi sugli interessi anche detto in termini più tecnici, la capitalizzazione degli interessi sui quali (una volta capitalizzati) si producono ulteriori interessi.

Negli ultimi 2 anni si è parlato molto dell’ anatocismo bancario, grazie anche alle trasmissioni televisive che sempre di più stanno cercando di mettere in risalto questo “fenomeno” poco conosciuto.

In realtà l’anatocismo è stato praticato da almeno 50 anni dalle banche in modo illecito e nasconde un vero tesoro che aziende ed enti pubblici o non conoscono o sottovalutano.

Dietro all’anatocismo ci sono infatti “clausole nulle” che permettono ingenti recuperi sugli interessi pagati, recuperi che possono arrivare fino all’80% degli interessi pagati anno per anno.

Requisiti per il recupero degli interessi anatocistici

Per sapere cosa serve per intraprendere un’azione per il recupero dell’anatocismo e della clausole nulle è sufficiente rispondere alle seguenti 4 domande :

Il Conto Corrente è stato aperto prima del 22 Aprile 2000 ?

Il conto corrente è ancora aperto oppure è stato chiuso da MENO DI 10 ANNI ?

Sul conto corrente sono stati pagati interessi a debito trimestrali in modo continuativo ?

Avete conservato gli E/C movimenti e scalari ?

Avete il contratto originario ?

Avete risposto 4 ‘SI’ ?

Allora vi consigliamo di sottoporre a valutazione econometrica il Vostro rapporto.

Ci sono i presupposti per una opportunità tanto imprevista quanto importante di recupero di ingenti somme.

Conti correnti aperti prima del 22 aprile del 2000

La cosa più importante li è controllare la data di apertura del conto corrente.

Si può richiedere il rimborso dell’anatocismo applicato indebitamente dalle banche, con certezza, solo per i conti aperti prima del 22 Aprile del 2000 e ancora attivi oppure chiusi ma da non OLTRE il termine prescrittivo del diritto al credito di 10 anni. Il CICR con delibera del 22 Aprile 2000, segna la data che definisce illegale l’anatocismo nei contratti bancari. Da questa data alle banche è imposto di applicare, seppur con cadenza trimestrale, un tasso in regime di reciprocità fra debiti e crediti, ovvero riferito interesse attivo e passivo.

Conti correnti aperti dal 22 aprile 2000 in poi

L’anatocismo riguarda qualunque conto bancario che abbia operato stabilmente in rosso entro il 2000. La capitalizzazione trimestrale degli interessi era una prassi usata da tutte le banche e su tutti i conti.

La banca con alto grado di probabilità avrà richiesto la sottoscrizione di un contratto incluso di CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA, in tal caso una richiesta risarcitoria sarebbe pretestuosa perché il contratto sarebbe conforme alle prescrizioni imposte dalla circolare del CICR secondo cui l’anatocismo è perché previsto e regolamentato. Ovviamente può succedere che la banca abbia aperto un nuovo conto corrente usando la vecchia modulistica: ma non c’è certezza occorre verificare con attenzione caso per caso.

Vale la pena di precisare comunque che il regime di reciprocità introdotto dalla suddetta delibera del CICR del 2000, è frequentemente disatteso dalle banche le quali, in sostanza, dichiarano una cosa ma ne fanno un’altra.

In ogni caso, poiché non costa nulla, vale sempre la pena di chiedere un parere gratuito per avere le risposte desiderate. Potrete quindi sapere se ed in che modo l’anatocismo si applica ai conti dell’azienda e quanto si può recuperare facendo un ricorso.

Si invita a diffidare, in particolare sul WEB da persone non qualificate che assumono di contestare l’anatocismo in ogni caso dunque anche per i conti aperti dopo il 22 Aprile 2000 approcciando alla materia in maniera poco tecnica e qualificata.

Consigliamo di rivolgersi a professionisti esperti di che si avvalgono di consulenti esperti di legislazione bancaria e matematica finanziaria.

Commissioni applicate dalla banca (commissioni di massimo scoperto, commissioni di istruttoria veloce e commissioni di disponibilità fondi).

A corollario di quanto brevemente e sinteticamente rappresentato sino a questo momento, vale la pena di ricordare che i contratti bancari presentano un profilo di criticità anche per quanto riguarda quelle commissioni variamente denominate che le banche solitamente applicano in danno del correntista e che formano voci di costo spesso ingenti.

Quello che in questa sede può essere detto è che queste commissioni vanno conteggiate al fine di comprendere effettivamente quali interessi sulle somme messe a disposizione dalle banche vengono poi effettivamente sopportati dal correntista. Ciò rileva nonostante quanto le banche affermino nei documenti contrattuali e nonostante (soprattutto) il criterio di calcolo che esse adoperano e che è assolutamente arbitrario. Senza entrare nel merito della questione squisitamente tecnica, si deve solo precisare che gli istituti di credito applicano criteri di calcolo che spesso possono essere contestati attraverso un’attenta analisi svolta da un tecnico che, rielaborando i dati che gli vengono messi a disposizione, potrà fornire il dato effettivo di quello che è stato illegittimamente trattenuto dalla banca e che potrà essere richiesto in restituzione. Documentazione richiesta per la verifica preliminare:

–         il contratto

–         gli estratti conti mensili e scalari

L’E/C è rappresenta il documento che costituisce la prova in giudizio dell’esistenza dell’anatocismo per cui è un documento indispensabile per una verifica preliminare.

FAQ

Mi faccio nemiche le banche?

Posso avere problemi sugli affidamenti?

Questa remora è più di natura psicologica e riflette una certa sudditanza verso le banche.

L’unico espediente usato dalle banche per disincentivare le richieste di risarcimento è il rientro immediato dei fidi, atteggiamento scorretto da parte degli istituti di credito ma che purtroppo si è tramutata in prassi consolidata.

Se il mio commercialista o il mio avvocato mi ha detto di lasciare perdere ….

La scarsa conoscenza ed i pregiudizi (veri o presunti) sull’argomento sono tanto grandi quanto paradossali.

La possibilità di riavere indietro dalle Banche cifre importanti, che a volte possono salvare un’azienda in difficoltà oppure costituire una riserva liquida per nuovi investimenti, è una fortuna che non capita tutti i giorni. Rappresentano un beneficio insperato per l’azienda che commercialisti ed avvocati dovrebbero caldamente consigliare ad ogni azienda per fare davvero l’interesse dell’azienda stessa.

Ci è già purtroppo capitato di conoscere aziende che, pur essendo nelle condizioni, non hanno intrapreso una causa per la restituzione dell’anatocismo, mal consigliate in questo dai propri consulenti ( avvocati, commercialisti, … ) e magari per questo motivo sono poi fallite o andate in amministrazione controllata, mentre avrebbero potuto recuperare milioni o decine di milioni di euro che avrebbero potuto salvare l’azienda.

Ne vale la pena? Oppure mi creo solo dei problemi e per pochi spiccioli?

Le cifre che possono essere recuperate sono legate sia alla durata del conto, sia alla sua esposizione media, sia alla documentazione in possesso dell’azienda. Sono però importanti gli ordini di grandezza che mi dicono che, ad esempio, per conti ventennali 1991-2011 mediamente esposti per 1 milione di euro la cifra recuperabile è dello stesso ordine di grandezza dell’esposizione media cioè da 0,5 a 2 milioni di euro. Non ci sembrano spiccioli.

Anche in questo caso, per sciogliere ogni dubbio, è bene chiedere un parere gratuito: la valutazione si potrà avere una riposta sia sull’opportunità o meno di avviare una causa sia sul rimborso previsto.

Sei un dirigente o un consulente aziendale? Evita il fallimento, questo potrebbe essere un rimedio alternativo, concorrente o addirittura dirimente per la vita di una ditta in stato di insolvenza patologica..

Quando la situazione è molto difficile e l’azienda sta per fallire, una procedura nei confronti delle banche per l’applicazione dell’anatocismo o di interessi usurari può essere un’ultima insperata ancora di salvezza: poter recuperare cifre importanti sugli interessi pagati può radicalmente cambiare la situazione finanziaria di una ditta : passare ad esempio da un debito che non riesco a pagare addirittura ad un credito!!!!

Avv. Raffaele De Cicco

Avv. Marco Febbraio