È un ritorno senza nostalgia quello di Ulisse a Itaca raccontato da Antonella Del Giudice in “Nostos” (ad est dell’equatore), o forse è un non ritorno.

Antonella del giudice foto

È solo fittizia la pace che Ulisse ha portato sull’isola, una pace che gronda di troppo sangue. Una guerra di potere è in atto: Telemaco, sostenuto dalla madre Penelope, vuole usurpare il potere del padre. Occorre chiamare un arbitro che possa far cessare il conflitto. Sarà Nestore, il decano della guerra di Troia, ormai vecchio, a spingere di nuovo Ulisse verso il mare.

Così la terra agognata diventa di nuovo terra di nostalgia, non approdo ma punto di partenza. È il desiderio del viaggio a segnare nuova distanza o forse l’impossibilità di fare ritorno. L’amore non sempre cura ma spesso apre ferite. Nemmeno la gravida Melanto potrà trattenere l’eroe a Itaca.

Con “Nostos” Antonella del Giudice ci riporta a Itaca, poco dopo la strage dei Proci terribile ma “necessaria” alla restaurazione del potere.

Ritorno che – i più arguti lo avranno sospettato da sempre – non è senza ombre. Ci sono dubbi, reticenze, dimenticanze, perfino rancori, che uniscono e separano Ulisse e Penelope. E perfino suo figlio Telemaco ha dovuto assorbire con qualche difficoltà emotiva il colpo dell’improvviso ritorno del padre, quando la speranza di riabbracciarlo sembrava essersi finalmente sopita. Ma c’è un destino sovrano che ha stabilito come mettere ordine tra le vicende, facendo tacere le confuse passioni.

Il racconto di Nostos riparte da qui, dalla possibilità che la storia di Ulisse continui oltre la  conclusione dell’Odissea, da un’ ipotesi che per secoli ha sollecitato la nostra immaginazione producendo molteplici vie fantastiche. Grazie alla sua consumata esperienza del testo omerico, Antonella del Giudice può riattraversarlo con una sapiente libertà come lei stessa  afferma.

“ Nostos è frutto di ricerche nella mitologia e dello studio dei Nostoi, del linguaggio dell’Odissea tradotta, del colpo di fulmine di me bambina per Ulisse-Bekim Fehmiu per Penelope- Irene Papas, interpreti dell’Odissea televisiva del 1968, per la regia di Franco Rossi. Nostos si prende libertà filologiche, abusa dei testi, gioca col mito e con le ipotesi storiche”.

E gioca anche con i suoi lettori, provando a mescolare le carte per operare una cosciente demistificazione di un eroe che ha le sue ambiguità, le sue debolezze, le sue meschinità: “gran signore delle bugie e degli imbrogli”.

Un mondo ancora troppo maschile ma, attraverso un’immagine inedita di Penelope, la celebrazione di un diverso sguardo sulla realtà.

“Pensò: questa donna troppo ha amato, atteso, sperato. E quanta delusione deve aver patito riconoscendo a forza, in quel ceffo involgarito dalle avventure e dalle sventure, l’amante idealizzato, lo sposo vagheggiato, il padre bramato”.

Una prosa sorvegliata, vigorosa, virile. Un testo coraggioso che non perde mai il gusto dell’intrattenimento.

Enza Alfano