Sciopero globale in occasione della Giornata internazionale della Donna insieme ad oltre 40 Paesi nel mondo.

Il giorno 8 Febbraio, a un mese dall’8 marzo, inizia il countdown
verso lo sciopero globale!
Per il terzo anno consecutivo Non Una di Meno chiama le donne e le
soggettività TLGBIQ+ a partecipare allo sciopero femminista
transnazionale dell’8 marzo e a interrompere ogni attività lavorativa
e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita.
Lo sciopero globale, che lo scorso anno ha coinvolto circa settanta
città italiane e più di settanta paesi nel mondo, è organizzato in
risposta a tutte le forme di violenza di genere.
Femminicidi. Stupri. Insulti e molestie per strada e sui posti di
lavoro. Violenza domestica. Discriminazione e violenza sulle donne
disabili. Il permesso di soggiorno condizionato al matrimonio.
Infiniti ostacoli per accedere all’aborto. Pratiche mediche e
psichiatriche violente sui nostri corpi e sulle nostre vite.
Precarietà che diventa doppio carico di lavoro e salari dimezzati. Un
welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura gratuito e
sfruttato nell’impoverimento generale. Violenza omofoba e transfobica.
Contro questa violenza strutturale Non una di Meno invita a scioperare,
per denunciare le diverse forme di oppressione e i loro
intrecci: le discriminazioni e la violenza di genere, omofobica e
transfobica, lo sfruttamento del lavoro, il razzismo, la violenza del
capitalismo, insostenibile per l’ecosistema nel quale viviamo. Agli
uomini si chiede di sostenere lo sciopero in tutti modi possibili,
soprattutto facendosi carico del lavoro di cura.

Non una di meno contesta i provvedimenti dell’attuale governo, in particolare: il disegno di legge Pillon su separazione e affido, contrario persino alle leggi e alle convenzioni internazionali sulla tutela dei minori e
sul contrasto alla violenza sulle donne;
la legge Salvini sull’immigrazione e la propaganda razzista che la sostiene;
l’invenzione della cosiddetta “ideologia del gender” in nome di cui si
chiudono i programmi di educazione alle differenze di genere a scuola;
il sussidio di disoccupazione a condizioni proibitive, spacciato per
“reddito di cittadinanza”; la finta flessibilità del congedo di maternità;
le mancate risposte del governo in materia di prevenzione del femminicidio; le mancate risposte del governo in materia di sicurezza per
l’interruzione volontaria di gravidanza.