Per secoli i topi neri sono stati schiacciati  dal peso della colpa per la diffusione del contagio della peste, che ha ucciso a Napoli 1/3 della popolazione dell’epoca, come nel resto d’Europa, cioè dai 25 ai 30 milioni di persone nel solo continente europeo durante la prima pandemia mortale a metà del 14 ° secolo.

Si è sempre pensato che la malattia fosse stata in gran parte trasmessa da pulci infette che vivevano sui ratti, che poi avrebbero morso gli esseri umani.
Ma sembra che il rattus rattus sia stato accusato ingiustamente del contagio.
La modellizzazione al computer condotta da un gruppo di ricerca delle università di Oslo e Ferrara suggerisce che il primo focolaio potrebbe non essere stato tra i topi, ma invece può essere “in gran parte attribuito a pulci e pidocchi del corpo umano”.
Usando i dati sulla mortalità di nove focolai di peste in Europa tra il XIV e il XIX secolo, i ricercatori hanno stabilito come la malattia si sia propagata probabilmente con diversi mezzi.
Sette dei nove modelli hanno indicato che la trasmissione da pulci e pidocchi umani era la causa più probabile della diffusione della malattia, di quella attribuita alle pulci di ratto o trasmissione aerea.


Nel documento, pubblicato negli Atti dell’Accademia Nazionale delle Scienze, è dichiarato: “Mentre si ritiene comunemente che i ratti e le loro pulci si siano la causa di diffusione durante la Seconda pandemia, c’è in realtà poca evidenza storica e archeologica per tale affermazione. Qui, mostriamo, attraverso dati sulla mortalità derivanti dalle epidemie in nove città europee, che i parassiti umani, come i pidocchi e le pulci umane, potrebbero essere più adatti dei ratti ad aver causato la veloce diffusione della pandemia nell’Europa preindustriale, questo modello di fatto si adatta meglio a spiegare la dinamica della malattia”.

Infatti l’equipe sostiene che è improbabile che la malattia si sarebbe diffusa così rapidamente se   trasmessa dai roditori.
“Avrebbe dovuto passare attraverso l’extra ciclo dei topi, piuttosto che essere diffuso direttamente da persona a persona.”

La peste, contrariamente a quanto molti credono, non è stata debellata secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 2010 al 2015 ci sono stati 3.248 casi segnalati in tutto il mondo, tra cui 584 decessi.
Attualmente, i tre paesi più endemici sono la Repubblica Democratica del Congo, il Madagascar e il Perù.