Whirlpool e Treofan in Campania, Arcelor-Mittal, Alitalia, Alcoa, Pernigotti, Jabil nel resto del Paese “sono pronte a chiudere lasciando dietro di sè il vuoto sociale“, denuncia Andrea Prete, presidente di Confindustria Salerno, spiegando: “ Tutto questo avviene per quella totale indifferenza verso la crescita zero dell’economia“, acuita dallo spostamento di 20 miliardi di risorse dal mondo dell’imprenditoria a quello dell’assistenzialismo, con provvedimenti come “Quota 100” e “Reddito di cittadinanza”. Un’impresa è sempre al servizio del territorio anche quando opera in un clima di assedio all’interno di un contesto internazionale fatto di guerre, combattute sul campo, a volte con armi convenzionali, a volte con dazi e altri strumenti che ostacolano o falsano il libero commercio. Vincoli, tasse inique, adempimenti ridondanti fanno sì che l’Italia non sia un Paese attraente per gli investitori nazionali ed internazionali. Unico elemento stabile sembra essere l’incertezza politica. Al contrario, sostenere la crescita vuol dire aiutare l’industria a trattenere i talenti, anche a costo di fare sacrifici.

E’ questo il nucleo della relazione con cui Andrea Prete ha aperto i lavori dell’assemblea pubblica, che si è tenuta ieri a Salerno nel Salone dei Marmi nel Palazzo di Città, dal titolo “Cento anni di imprese al servizio del territorio“, convegno che celebra il centenario del ramo salernitano dell’associazione degli industriali. All’incontro ha partecipato Vincenzo Boccia, presidente nazionale della stessa, che ha così giustificato l’assenza di Roberto Gualtieri, capo del dicastero dell’Economia e delle Finanze. “Il ministro Gualtieri ha fatto bene a non venire a Salerno, perché impegnato con il bilancio e se cancella la Plastic tax ci fa un grande favore“. Il riferimento è ai lavori parlamentari per il miglioramento della manovra di bilancio 2020.

A lui e alla maggioranza parlamentare a cui appartiene, si rivolge Prete, nel ricordargli i punti salienti di una legislatura che possa dirsi attenta alla crescita socio-economica del Paese.

Gli imprenditori chiedono un minor “potere degli uffici“, quindi meno burocrazia. In Italia, si spendono oltre 57 miliardi di euro all’anno per permessi e pratiche, richieste da un corpo normativo che conta 160000 leggi, a fronte delle 7000 francesi, 5500 tedesche e 3000 inglesi. Ma la vera criticità del sistema, secondo Prete, è la mancata semplificazione di accesso ai finanziamenti pubblici. Da anni, le aziende lamentano gli infiniti passaggi di mano in mano delle proprie pratiche, anche di quelle più semplici. Questo sposta all’infinito la messa in atto dell’investimento che si vorrebbe fare. Il che è un danno per tutti. Si chiede di rendere possibile l’uso di algoritmi e tecnologia per smaltire i passaggi. L’attenzione del relatore è, poi, ricaduta sull’uso della tecnologia è quello in cui si invita all’adeguamento all’intelligenza artificiale delle imprese che producono plastica, anziché sottoporle al giogo della “plastic tax” cui accenna spesso Boccia. Sarebbe meglio sanzionare un comportamento sbagliato che il prodotto. Nella sola Salerno e provincia, Confindustria stima che cinquemila lavoratori siano impiegati nel settore della plastica, indotto compreso, e che il loro fatturato sia pari a un miliardo di euro. Il legame con il comparto alimentare rende, poi, l’idea di quanto sia grande la questione, a cui andrebbe aggiunta la riflessione sulla sugar tax e la tassa sulle auto aziendali. Ferma restando la consapevolezza sulla necessità di rendere l’intero sistema industriale più green.

Un altro punto cruciale nella vita di un’impresa è la pressione fiscale. Le aziende sono arrivate a versare allo Stato il 42 per cento di ciò che guadagnano a suon di imposte dirette e indirette, come Imu, Tari e Ires.

Ultimo, ma non meno importante, è il tema dell’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro. A fronte di una riduzione dell’investimento dello Stato nella formazione, è aumentato il tasso di abbandono scolastico, stando al Rapporto 2019 ASviS. Anche in questo caso, Prete ha chiesto al ministro Gualtieri quanto Confindustria pretende da tempo: investimenti nella formazione, così da aiutare l’offerta a incontrare la domanda di lavoro. Se oggi il 14 per cento dei ragazzi e delle ragazze lasciano la scuola prematuramente, anche l’Università non è capace di accompagnare chi continua gli studi. Così, vengono meno l‘innovazione digitale e il know how, indispensabili per le imprese che vogliano competere in un commercio internazionale la cui libera concorrenza è falsata da dogane e scambi bilaterali sanciti da accordi restrittivi.

Secondo Prete, si può ripartire dai traguardi raggiunti. La fine del commissariamento della sanità campana, i cui conti sono stati risanati al punto da permettere il pagamento dei fornitori entro 38 giorni contro i 60 della Lombardia. L’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi, legato a quello di Capodichino. E, poi, i Contratti di Sviluppo e quelli di Programma, il maggior credito d’imposta per gli investimenti grazie al co-finanziamento. E, infine, la space economy, in cui la Campania ha integrato l’investimento statale in questo che è uno dei mercati più promettenti con 20 milioni di euro attraverso i fondi Po Fesr “Asse I Ricerca e Sviluppo”.