Nel documento stilato a chiusura del consiglio comunale straordinario tenutosi il 13 giugno, la situazione della Whirlpool viene definita una “priorità della città“. Si amplia la questione, ponendosi a sostegno di tutto l’indotto campano, in una lotta a difesa della dignità del lavoro in Italia. Nella nota congiunta, seguita al parallelo incontro dei sindacati coi lavoratori, emerge una richiesta formale al governo e alla Regione: schierarsi dalla parte dei lavoratori, fermo restando che “quando si difende il lavoro e il patrimonio industriale, non devono esistere divisioni partitiche” e che “il confronto parta dai patti sottoscritti, superando le ambiguità dei dirigenti”, emerse nuovamente durante il tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo Economico.

Se la Uilm Campania dichiara che il primo tavolo di crisi ha aperto “Uno spiraglio per far valere le ragioni del dialogo”, la Fiom parla di incontro solo interlocutorio in cui “l’azienda si è resa disponibile a entrare nel merito di un confronto più approfondito a partire dalla prossima settimana”. Il prossimo incontro al Mise è convocato per venerdì 21 giugno alle ore 10.

C’è apprezzamento per l’interesse del governo verso la continuità del sito di Napoli, nelle parole di Luigi La Morgia, attuale amministratore delegato di Whirlpool in Italia e con un passato da dirigente della sede di via Argine. L’azienda afferma che non c’è la volontà di disimpegnarsi, ma non ha promesso alcun impegno preciso, affermando di cercare un acquirente che prelevi il sito. Nessuno si è alzato dal tavolo di crisi di mercoledì al Mise, pronunciando la parola “riconversione“.

La vicenda Whirlpool è emblematica della crisi che attraversa la Campania“. Sostiene Nicola Ricci, Cgil Campania. “Stiamo correndo il rischio di una crisi irreversibile“, che passa per la desertificazione industriale del Mezzogiorno e per l’attendismo di un governo che non da risposte“. E conclude:

No al Governo del faremo, no al Governo delle promesse e delle minacce: vogliamo un Governo delle risposte“.

Dal primo tavolo di crisi sulla faccenda Whirlpool, in effetti, sono state esigue le risposte concrete e minori le promesse, tra l’altro tutte da valutare. Manca ancora la proposta di un nuovo piano industriale, in sostituzione di quello accantonato all’improvviso dall’azienda. Approfondire il discorso sul vecchio piano industriale, ma con proposte di miglioramento o con un nuovo intervento statale? Di contro, secondo la Fiom, emerge un totale disprezzo per il lavoro. Due mali comuni a molti altri episodi di quella che per “Il Sole 24 Ore” passerà alla storia dell’industria italiana come “la settimana nera“.

L’Italia sta diventando terra di conquista delle multinazionali, il Governo non difende il lavoro. Industria e investimenti vanno messi al centro degli interessi del Paese“.

Un j’accuse con il quale la segretaria nazionale della Fiom, Francesca Re David, spiega lo sciopero nazionale dei metalmeccanici del 14 giugno. “Diritti contrattuali frantumati” da una legislazione nazionale che pone i lavoratori in stato di perenne concorrenza, rischiando la povertà anche se formalmente occupati, mentre “le imprese redistribuiscono gli utili agli azionisti“, mai ai lavoratori.

Chiamati, però, si potrebbe aggiungere, a sobbarcarsi il rischio dell’impresa per quanto loro possibile, come dimostrato dalla precarietà e dai contratti rinnovati a fatica, a cui nella “settimana nera dell’industria italiana” si aggiunge l’estemporaneità delle promesse fatte, magari anche in sede ministeriale.

Venerdì 14 giugno, i lavoratori di via Argine hanno aperto il corteo dei metalmeccanici per dare un segnale di speranza, soprattutto a chi vede in loro il simbolo del lavoratore disperato. Una mano tesa dal mondo del lavoro a chi siederà al prossimo tavolo di crisi di Whirlpool e non solo.

Apertosi con il suono di una sirena e un minuto di silenzio, in ricordo dei quasi 300 lavoratori morti sui luoghi di lavoro, al corteo dei metalmeccanici a Napoli avrebbero partecipato circa diecimila manifestanti. Altrettanti sarebbero scesi in piazza a Milano, quasi quindicimila a Firenze.

A Napoli, sono confluiti i lavoratori di Campania, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Siamo portatori sani di sviluppo e legalità. Il governo ascolti le nostre idee, per dare una svolta all’economia partendo dal sud e dalla difesa degli apparati industriali“.

Questo l’identikit del manifestante, secondo Antonello Accurso, Uilm Campania.

Il corteo si è svolto senza scontri, intervallando canti quali “Abbiamo un sogno nel cuore, avere ancora un lavoro” e “Bella Ciao” agli interventi di delegati di Whirlpool, Blutec di Tito e di Termini Imerese, dell’ex Ilva ora ArcelorMittal di Taranto, di Schneider Electric di Napoli, della TFA ex Firema di Caserta.

Francesca Re David, Fiom Campania, ha concluso questa tappa dello sciopero, che avrà il suo momento conclusivo nella manifestazione nazionale del 22 giugno a Reggio Calabria.

Sono 160 i tavoli di crisi aziendali aperti al Ministero dello Sviluppo Economico e sta aumentando l’utilizzo degli ammortizzatori sociali in tutti i settori. Si sono persi 300000 posti di lavoro, circa il 25% della capacità produttiva istallata, in particolare in alcune aree industriali del Sud. Oggi chiediamo che l’industria, gli investimenti pubblici e privati e l’occupazione siano messi al centro degli interessi del Paese. Lo sciopero di oggi è importante per rilanciare la contrattazione collettiva anche in vista del rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici in scadenza a fine anno. Il nuovo Ccnl dovrà valorizzare il contratto in essere, centrando gli obiettivi come l’aumento dei salari, la riduzione dell’orario, l’organizzazione del lavoro anche attraverso l’uso delle nuove tecnologie, la formazione, la tutela della salute e della sicurezza. Questo governo di fatto opera in continuità coi precedenti, sottraendo diritti al lavoro. Ma c’è una responsabilità delle imprese che hanno contribuito al processo di allargamento e intensificazione della precarietà, ponendo tutto al massimo utilizzo flessibile delle persone per trarre profitto“.