E’ strano, il tuo interlocutore parla e tu sei attratto da alcuni particolari che non hanno nessuna importanza per il resto del mondo. Una casa putrida, immagino ci sia una carogna morta da tempo nascosta da qualche parte, lei è una madre dai capelli gonfi su un corpo esile come un filo di spago  ed un volto scavato, ho di fronte un palloncino gonfiato con l’elio legato ad un filo lunghissimo, si lei è  molto alta, eppure non riesco a smettere di guardare un unico angolino non ancora scolorito, di un tappeto che in origine doveva essere rosso fuoco, mi chiedo come è  possibile che un solo angolino si sia salvato dallo scolorimento. Avrei voluto dirle: “ Signora somigliante ad un palloncino di elio,  fermati non mi parlare della tua storia terribile non mi interessa, spiegami invece come è possibile che quell’unico angolino si sia salvato”. Ma il palloncino di elio, continua a volteggiarmi intorno, mentre la sua piccola fotocopia mi fissa in silenzio, con sguardo severo, forse ha  scoperto che il mio interesse non è per la madre e la sua terribile storia, ma per quell’angolino rosso, quello che si è salvato, ho di fronte una bambina o una donna di 14 anni,  che mi legge nel pensiero sono sicura. Forse ha scoperto che non mi interessa sapere che il padre l’abbia toccata tra le gambe, che l’abbia costretta a farsi lavare le parti intime, che lei una volta ha sanguinato, forse pensa che se fosse stata lei quell’angolino del tappeto rosso fuoco poteva salvarsi ed interessarmi di più. Forse avrebbe voluto che io picchiassi sua madre che non l’aveva protetta abbastanza quando le aveva chiesto tempo addietro di non dirlo a nessuno,  forse voleva uccidermi per tutto questo o voleva uccidersi per tutto questo.

Noemi, si proprio Noemi, in quei quartieri Noemi  fa moda, è usato da molti, una Noemi in mezzo a tante Noemi solo che lei grida, grida forte e dice portatemi via dove sono i miei fratelli, portatemi via da mia madre, liberatemi dai pidocchi che sono sulla mia testa, voglio mangiare un gelato. Come può la disperazione farti venire in mente un gelato in una mattina di dicembre.

Io devo ancora comprare i regali di natale, avevo pensato ad un tappeto per mia madre, il suo sarebbe stato interamente rosso fuoco, non ci sarebbe stato mai  nessun angolino anomalo.

In quella casa nulla era riuscito a salvarsi tranne l’angolino del tappeto, ero in una fetida camera da pranzo, dove due donne magrissime, che mi facevano tornare in mente una pubblicità di Oliviero Toscani, mi parlavano una sull’altra, una per difendersi ed una per accusare, accusare di un terribile delitto.

Era il mio turno, dovevo parlare, decidere, recuperare, liberare. Come si può liberare la carne già toccata, violata, incancrenita, quei pezzi di carne ambiti da una bestia feroce, carne già divorata e lasciata a sanguinare.

Avrei voluto dire che non volevo sentire la loro vita, che era terribile, che mi odiavo per questo, ma io non voglio sapere che il mondo fa così paura, ho una bambina che ha la stessa età e a quest’ora sarà davanti allo specchio a vedersi per la prima volta con i tacchi. Che la sua vita è bella, che suo padre non è una bestia feroce, che lei ha gli occhi azzurri più belli del mondo, ed è innamorata del suo compagno di banco. Che la sera prima nel suo lettino mi ha detto che era felice perché  Filippo l’amava.

Come dire tutto questo, come far comprendere a Noemi che esiste la bellezza, che un giorno un uomo la toccherà e lei potrà esserne felice. Come dirle che la madre è come lei una vittima del terrore, e che oggi con coraggio è riuscita a parlare, come dire che la madre la sta già salvando, quando dice portatela lontano da me, lontano da questa casa che rappresenta la morte.

Come dirle che un giorno il suo sguardo si soffermerà su qualcosa che non ha ancora visto e che le sembrerà meraviglioso. Non ho il dono della veggenza non so leggere il futuro, ma voglio dirti che esiste un futuro, che esiste un uomo che potrà accarezzarti il viso,  che la vita è bella e tu Noemi lo potrai vedere.

Troverò una strada per te, troverai una strada per te.

Noemi aveva i pidocchi ed anche le pulci, quando glieli hanno tolti ha pianto, le hanno tagliato i capelli,  Noemi ha visto delle tende bianche mosse dal vento, e si è innamorata, è ancora dicembre e lei ha la finestra aperta, mentre insieme mangiamo un gelato, nella sua stanza c’è un tappeto, è quasi Natale ed io non ho ancora comprato i regali, Filippo non è più innamorato degli occhi azzurri più belli del mondo, il tappeto non è rosso fuoco, ma azzurro, di un azzurro intenso, il tempo lo scolorirà e probabilmente resterà un angolino più azzurro degli altri, perché un pezzo di noi si salva sempre e Noemi lo sa.

Rosalba Moccia, nasce a Napoli, ma vive ormai da anni in provincia di Caserta. Docente di Scuola Secondaria Superiore ed Educatore extrascolastico, dedica la propria vita alla scrittura. Si occupa da anni di progettazione sociale dove conta numerosi primati per i suoi scritti.   Scrive e pubblica con altri colleghi, dopo una ricerca effettuata sul territorio di Scampia della durata di due anni, “Il Diritto all’Alfabeto – Un’esperienza pedagogica per i ragazzi di Napoli” Editore Giannini, e alcune interviste di taglio biografico per la Testata Giornalistica www.sopralerighe.it, autorizzata numero 270 del 22 novembre 2013 presso il Tribunale di Roma.  Altresì, contribuisce mediante testi scritti a numerosi eventi e seminari in-formativi. Ha esperienze di lavoro presso la Casa Circondariale di Secondigliano e presso l’Ospedale Psichiatrico di Aversa e su altri territori definiti ad alto rischio. Organizza eventi, contribuisce ai contenuti e non di rado  ha rivestito il profilo di relatore e moderatore.

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