È stata accesa l’illuminazione sul grande murale “Nelson” dedicato a Mandela e realizzato dallo street artist napoletano Jorit in piazza Leopoldo.

Il dipinto di Nelson Mandela è soltanto l’ultimo di una serie di murales che l’artista napoletano ha creato sulle facciate di palazzi situati nelle aree più depresse delle città.  Da Maradona a Che Guevara a San Giovanni a Teduccio, a San Gennaro a Forcella a Pasolini, ed Angela Davis (famosa attivista afroamericana, degli anni ’70 ) a Scampia, o ancora  quello, dipinto  a Betlemme, di Ahed  Tamimi, la sedicenne simbolo della resistenza palestinese arrestata dalle autorità israeliane lo scorso anno.

Ma non ci sono solo volti di santi ed eroi famosi impegnati nella lotta contro l’ingiustizia e la disuguaglianza. Jorit ha spesso dipinto un altro tipo di eroi, gente comune che ogni giorno combattono battaglie personali più o meno grandi, ma tutte importanti per le persone che le vivono. Tra questi il dipinto dedicato ad Ilaria Cucchi, su una facciata di un edificio al Vomero, o quello di Niccolò, il bambino autistico sorto accanto al volto di Maradona a San Giovanni o ancora quello della bimba ROM creato a Ponticelli, nato sul posto, dove bruciarono i campi nomadi, in un brutto e recente episodio di mancata integrazione, odio, intolleranza ed esasperazione di comunità abbandonate a se stesse.

Anche il murale su Mandela, come tutti gli altri, porta le due strisce rosse che sono oramai il segno di riconoscimento delle opere dell’artista napoletano, ispirate ai segni tribali che i ragazzi africani si fanno sui loro volti, ed anche questi vogliono essere un simbolo di appartenenza ad una tribù, ma quella di Jorit è una tribù molto più vasta: quella della razza umana.  In questa inoltre, come nelle altre opere del pittore, è presente l’altro “trade mark” tipico dei suoi dipinti: dei messaggi, delle frasi nascoste che solo chi guarda con attenzione può vedere.

I murales sono lì come un “memento” quello di ricordarci di un’umanità troppo spesso perduta, di riportarci  dentro  quella tribù umana, da cui frequentemente ci isoliamo. Questa è dopo tutto la funzione dell’arte, e della bellezza: quella di umanizzarci o ri-umanizzarci, per questo sono stati spesso dipinti in aree dove il degrado, l’indifferenza delle istituzioni e la disperazione hanno separato le persone dalla loro umanità.

Il Pasolini di Jorit: dai “Ragazzi di vita” della borgata romana ai ragazzi della periferia napoletana di Scampia

“La bellezza salverà il mondo”: la presentazione del nuovo lavoro di Jorit. ”Beauty will save the world!” The unveiling of Jorit’s new artwork