Una strepitosa e coinvolgente Rosaria De Cicco protagonista di Regine in scena al Primo da venerdì 8 a domenica 10 aprile.

Le quattro regine di Arnolfo Petri, Chiara Tortorelli, Francesca Gerla, Giuseppe Bucci, raccontano una questione femminile irrisolta e inasprita dagli odierni conflitti e dalle nuove emergenze.  Filomena 1

La prostituzione e le nuove schiave del sesso, l’anoressia, la lotta per la sopravvivenza dei migranti in mare e il miracolo di una nuova vita sottratta alle onde, la battaglia per l’affermazione dei diritti civili delle coppie omosessuali. Questi i temi principali cui sono sottese problematiche esistenziali, emozioni e sentimenti delle donne.

Regina è la parola che dà il titolo allo spettacolo e, ritornando nei quattro monologhi, ne è filo conduttore. Nella molteplicità di diversi punti di vista, il motivo unificante è però rappresentato dal prologo e dall’epilogo dello scrittore partenopeo Pino Imperatore. Viene così eluso il rischio di un’eccessiva frammentazione di un testo composito e lavorato da tante mani; lo spettatore coglie piuttosto l’omogeneità di un linguaggio unico.  Drammatico e realistico ma privo di retorica, lo sguardo sulle quattro figure femminili vittime di violenze e abbandoni. Nessun lieto fine, e non sarebbe certo possibile, nessun insegnamento o morale, piuttosto una denuncia vibrante e sofferta.

Profuga 2

Cinquanta minuti per uno spettacolo asciutto, senza ridondanze o particolari compiacimenti, grazie anche alla regia di Giuseppe Bucci che, con una costante attenzione ai dettagli, ha saputo calibrare il rapporto tra messinscena e testi.

Emozionante Rosaria  De Cicco nell’interpretazione di ruoli tanto diversi. Convincente nei passaggi più difficili e ricchi di pathos, tanto nel monologo finale di Giuseppe Bucci quanto nei panni dell’adolescente anoressica della brillante penna di Chiara Tortorelli.

Ragazzina 5

L’intensità drammatica è la caratteristica principale di Regine, spettacolo orchestrato in modo semplice e lineare, che ha goduto di una cura attenta dei particolari – si nota anche nella scenografia di Pietro D’Anna  e nei costumi di Francesca Filardo –  e di una perfetta sinergia di tutti i suoi attori.

Vincenza Alfano